1. 15 giugno 2010

    Che cos’è la chirurgia plastica?

    CHE COSA è la chirurgia plastica?

    La chirurgia plastica è la chirurgia della cute e dei tessuti molli, ma non dei visceri

    La pelle è l’organo più grande del corpo umano (circa 1,7 mq, per un peso medio di circa 10 kg negli adulti). Tale organo svolge molteplici funzioni, tra le quali:

    1. Ruolo di barriera e protezione nei confronti di aggressioni esterne, come gli agenti microbici
    2. Ruolo di recettore sensoriale: è la pelle che ci racconta l’ambiente esterno, la sua temperatura, la consistenza, l’umidità
    3. Ruolo di controllo della temperatura: quando è caldo, la pelle è un radiatore che ci raffredda dilatando i vasi e perdendo sudore; quando fa freddo, al contrario, chiude le i suoi vasi per evitare che il sangue si raffreddi al contatto con l’esterno
    4. Ruolo di riserva energetica, da parte del grasso sottocutaneo
    5. Ruolo di relazione sociale, con l’aspetto che essa presenta agli altri della nostro sviluppo esteriore

    La pelle è un organo vitale: la perdita di una vasta superficie di cute può portare a morte se non trattata prontamente; come ad esempio nel caso di ustioni estese

    Come tutti gli organi del corpo, la pelle possiede i suoi medici ed i suoi chirurghi:

    1. I medici specializzati della pelle sono i Dermatologi
    2. I chirurghi della pelle invece sono i Chirurghi Plastici

    Alla pelle, i Chirurghi Plastici aggiungono nelle loro competenze la conoscenza dei tessuti molli non viscerali (grasso, muscoli, tendini, fascia, vasi e nervi periferici)

    La chirurgia plastica quindi copre una vasta area, che comprende in particolar modo:

    1. I tumori
    • Sia benigni che maligni, che si sviluppano a partire dalla pelle o dai tessuti molli più profondi, sia di piccoli che di grandi dimensioni, che insorgono in qualsiasi area del corpo, dalla testa ai piedi
    • Dal banale nevo sebaceo, cheratosi seborroica, fibroma pendulo o cisti sebacea, al lipoma, piuttosto che ai carcinomi basocellulari o spinocellulari, ai melanomi, ai sarcomi o ad altre neoplasie delle parti molli, alcune delle quali possono comportare come trattamento radicale anche la mutilazione estesa di una parte del corpo tale per cui sono necessarie ricostruzioni complesse (con l’utilizzo anche della microchirurgia)
    1. I traumi
    • Essendosi inizialmente sviluppata con i traumi di guerra, la Chirurgia Plastica viene oggi molto spesso utilizzata in seguito a traumi stradali
    • Viene anche utilizzata in seguito a lesioni sportive
    • Viene soprattutto utilizzata a seguito dei traumi chirurgici (ad esempio la ricostruzione mammaria dopo mastectomia)
    • Alcuni traumi richiedono interventi di Chirurgia Plastica in urgenza
    • Gli altri, vedono l’impiego della Chirurgia Plastica soltanto per le loro sequele

    che cos’è la chirurgia plastica

    La chirurgia plastica è la chirurgia della cute e dei tessuti molli, ma non dei visceri

    La pelle è l’organo più grande del corpo umano (circa 1,7 mq, per un peso medio di circa 10 kg negli adulti). Tale organo svolge molteplici funzioni, tra le quali:

    1. Ruolo di barriera e protezione nei confronti di aggressioni esterne, come gli agenti microbici
    2. Ruolo di recettore sensoriale: è la pelle che ci racconta l’ambiente esterno, la sua temperatura, la consistenza, l’umidita
    3. Ruolo di controllo della temperatura: quando è caldo, la pelle è un radiatore che ci raffredda dilatando i vasi e perdendo sudore; quando fa freddo, al contrario, chiude le i suoi vasi per evitare che il sangue si raffreddi al contatto con l’esterno
    4. Ruolo di riserva energetica, da parte del grasso sottocutaneo
    5. Ruolo di relazione sociale, con l’aspetto che essa presenta agli altri della nostro sviluppo esteriore

    La pelle è un organo vitale: la perdita di una vasta superficie di cute può portare a morte se non trattata prontamente; come ad esempio nel caso di ustioni estese

    Come tutti gli organi del corpo, la pelle possiede i suoi medici ed i suoi chirurghi:

    1. I medici specializzati della pelle sono i Dermatologi
    2. I chirurghi della pelle invece sono i Chirurghi Plastici

    Alla pelle, i Chirurghi Plastici aggiungono nelle loro competenze la conoscenza dei tessuti molli non viscerali (grasso, muscoli, tendini, fascia, vasi e nervi periferici)

    La chirurgia plastica quindi copre una vasta area, che comprende in particolar modo:

    1. I tumori
    • Sia benigni che maligni, che si sviluppano a partire dalla pelle o dai tessuti molli più profondi, sia di piccoli che di grandi dimensioni, che insorgono in qualsiasi area del corpo, dalla testa ai piedi
    • Dal banale nevo sebaceo, cheratosi seborroica, fibroma pendulo o cisti sebacea, al lipoma, piuttosto che ai carcinomi basocellulari o spinocellulari, ai melanomi, ai sarcomi o ad altre neoplasie delle parti molli, alcune delle quali possono comportare come trattamento radicale anche la mutilazione estesa di una parte del corpo tale per cui sono necessarie ricostruzioni complesse (con l’utilizzo anche della microchirurgia)
    1. I traumi
    • Essendosi inizialmente sviluppata con i traumi di guerra, la Chirurgia Plastica viene oggi molto spesso utilizzata in seguito a traumi stradali
    • Viene anche utilizzata in seguito a lesioni sportive
    • Viene soprattutto utilizzata a seguito dei traumi chirurgici (ad esempio la ricostruzione mammaria dopo mastectomia)
    • Alcuni traumi richiedono interventi di Chirurgia Plastica in urgenza
    • Gli altri, vedono l’impiego della Chirurgia Plastica soltanto per le loro sequele
    1. Le ustioni e le loro sequele
    2. Le infezioni della pelle e dei tessuti molli (fino alla gangrena) e le loro sequele
    3. La necrosi cutanea e le sue sequele: necrosi di origine infettiva (cellulite, fascite, gangrene), di origine traumatica (avulsioni, contusioni, amputazioni), di origine termica (ustioni), di origine ischemica (ulcere della gamba, escare)


  2. 9 febbraio 2010

    Le mamme che diventano opinione pubblica

    Sono le madri a selezionare le notizie. Accompagnano i figli nelle loro scelte e per molti prodotti sono responsabili d’acquisto

    di Paola Dubini, direttore del Centro di ricerca Ask Bocconi

    Molte delle ricerche sui cambiamenti nelle filiere dell’informazione, dell’intrattenimento e della comunicazione si concentrano sul lato dell’offerta, esaminando soprattutto le nuove configurazioni di prodotto, i regimi di gestione della proprietà intellettuale, la sostenibilità dei modelli di business.

    Quando questi cambiamenti sono analizzati sul lato della domanda, non si può solo esaminare i nuovi modi di consumare prodotti e servizi informativi o di svago o il grado di penetrazione e le modalità d’uso di mezzi di informazione fisici e digitali, ma occorre inserire questi risultati nel quadro di una riflessione più ampia sui nuovi modi di formazione dell’opinione pubblica. All’aumentare delle fonti disponibili e del loro grado d’intercambiabilità nel corso della giornata, all’aumentare degli intermediari (i cosiddetti aggregatori) e in presenza di un ruolo attivo degli utenti nei processi di produzione e distribuzione delle informazioni e dei messaggi, il consumatore è chiamato a un livello di consapevolezza crescente nel suo rapporto con i contenuti, in una giornata che rimane di 24 ore: non necessariamente la maggiore disponibilità di informazioni ci rende cittadini più informati. Il vertiginoso aumento della disponibilità di informazioni e notizie non si è accompagnato a una crescita armonica della consapevolezza di come selezionarle e validarle, con il risultato che la ridondanza informativa non è sempre vissuta come opportunità ma spesso come fonte di fatica o di chiusura mentale. In assenza di questa consapevolezza, il consumatore si trova vittima di un bombardamento, sempre meno informato e sempre più in balia “dell’ultima notizia”; in presenza di consapevolezza, la ridondanza informativa è una ricchezza e ciascuna fonte offre possibilità specifiche di soddisfare fabbisogni di informazione e conoscenza.
    In questo quadro, le mamme rappresentano un oggetto di studio particolarmente interessante per diversi motivi. Sono consapevoli delle implicazioni che le loro scelte hanno sull’economia e sul benessere della famiglia: sono spesso la figura all’interno della famiglia che filtra e preseleziona le informazioni, accompagnando i figli nei loro processi di scelta; sono un decisore d’acquisto critico; sono abituate a scambiare, verificare, validare e somministrare in modo selettivo informazioni all’interno di gruppi più o meno ristretti. Anche quando non usano internet le mamme “sono web 2.0” nel loro rapporto con i contenuti e con le altre persone.
    Una prima ricerca sulla gestione della ridondanza informativa condotta su un campione di 720 mamme socialmente e culturalmente attrezzate ad affrontare la ricchezza di stimoli informativi diversi mostra una correlazione fra il grado di consapevolezza della ricchezza informativa disponibile e i consumi d’informazione; le mamme più in grado di affrontare la ridondanza informativa sono anche quelle che consumano più informazioni su più fonti diverse. Più della metà delle mamme intervistate mostra di avere un comportamento proattivo nei confronti della ridondanza informativa, pur in presenza di strategie informative diverse. Peraltro, anche in un campione composto per buona parte da persone istruite e con familiarità all’uso di fonti diverse emergono profili di consumo di informazione che tradiscono una difficoltà a controllare i flussi crescenti di informazioni e strategie informative “di difesa”. Questo è un segno che la pista di ricerca sul rapporto con l’informazione è ad oggi più importante della riflessione sull’uso di mezzi informativi diversi e che la comprensione dei processi di raccolta e condivisione delle informazioni (fra mamme e all’interno della famiglia) è cruciale per immaginare l’evoluzione dell’offerta informativa nel prossimo futuro.

  3. 22 gennaio 2010

    Donne, la parità atto eroico

    Solo investendo a favore della famiglia garantiremo vera uguaglianza

    Caro direttore, nei giorni scorsi si è molto discusso della decisione con cui il 13 novembre scorso la Corte di Giustizia europea ha sancito la violazione da parte dell’ Italia del Trattato comunitario in materia di parità di trattamento previdenziale tra uomini e donne. Nel nostro Paese, infatti, il regime pensionistico dei dipendenti pubblici stabilisce un’ età diversa, fissandola a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne. Si tratta di un vecchio retaggio che affonda le radici in un’ Italia socialmente ed economicamente diversa da quella odierna e che aveva come obiettivo quello di garantire una compensazione alle donne per il ruolo che svolgevano in famiglia. La sentenza richiamata sostiene che questa situazione crea una discriminazione a danno degli uomini, costretti a lavorare più delle donne, e chiede all’ Italia di adeguarsi. Ciò è sicuramente vero dal punto di vista teorico e da ministro chiamato a garantire pari opportunità a tutti e non solo alle donne non posso che dirmi d’ accordo ed apprezzare il lavoro che di concerto stanno portando avanti i ministri della Funzione pubblica, Renato Brunetta, delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, e del Welfare, Maurizio Sacconi, per adeguare l’ Italia alle richieste europee, ovviamente seguendo criteri flessibili e graduali. Sempre da ministro per le Pari opportunità non posso però sottacere che quando ci si trova di fronte ad una discriminazione a danno degli uomini c’ è sempre una Corte di Giustizia pronta ad intervenire tempestivamente, mentre quando ci si trova a contrastare discriminazioni a danno delle donne i luoghi per aver ragione sono pochi e i tempi lunghissimi. Ecco perché mi preme innanzitutto sottolineare che sarebbe auspicabile in futuro procedere con la stessa attenzione nel rimuovere gli ostacoli che ancora limitano la realizzazione della donna nel mondo del lavoro e nelle istituzioni. Tra l’ altro, visto che l’ importo dell’ assegno di previdenza in Italia viene calcolato sulla base degli anni di servizio prestati e in base all’ ultimo stipendio del dipendente pubblico, la norma che consente alle donne di andare in pensione cinque anni prima degli uomini ha anche un risvolto per loro negativo, considerato che le condanna a percepire una pensione inferiore. Ma al di là di queste considerazioni e al di là di quanto ci chiede l’ Europa sono dell’ idea che non si possa non essere d’ accordo con l’ equiparazione, anche in virtù del fatto che sono cambiati i tempi e i parametri di riferimento e che le donne ricercano oggi con impegno una realizzazione personale e sociale nel lavoro, mentre decenni fa tale realizzazione la si ricercava quasi esclusivamente nella famiglia. Oggi le donne vogliono essere mogli, madri e lavoratrici senza dover rinunciare alla soddisfazione che ognuno dei tre ruoli può dare. Ecco perché compito dello Stato è certamente quello di rimuovere un «privilegio», ma soprattutto quello di consentire, favorire e sostenere la scelta di chi vuol svolgere o è costretta a svolgere i tre ruoli. Non si può non tener conto, però, allo stesso tempo, che cinque anni in meno per le donne nel mondo del lavoro significano cinque anni in più di costi sociali e previdenziali per il Paese. Ed anche per questo motivo sono dell’ avviso che non ci si possa limitare all’ equiparazione dell’ età pensionabile senza pensare a una politica sociale che vada di pari passo e che tuteli la centralità della donna e della famiglia, in modo da accompagnare il mondo femminile nel proprio percorso offrendo maggiori opportunità di scelta. Il ministro Brunetta ha parlato di risparmi per 250 milioni annui dal momento in cui sarà realizzata pienamente l’ equiparazione. La mia proposta è che questi risparmi restino all’ interno del Welfare e siano destinati a un fondo dedicato a servizi per la donna, che soddisfi due ordini di esigenze. Il primo è favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera prevedendo misure a favore delle madri lavoratrici che seguano l’ esempio di quei Paesi europei, come ad esempio la Francia, dove esistono incentivi per i servizi, dal baby sitting a un part time che concilii meglio gli impegni delle lavoratrici madri, perché sono dell’ idea che la maternità non possa costituire un ostacolo all’ accesso o alla permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Il secondo, invece, è quello di prevedere un riconoscimento alle casalinghe sulle cui modalità si può discutere, analizzando le varie proposte che sono da tempo in campo (dallo stipendio per le casalinghe alla pensione per le madri che, per propria rispettabile scelta, decidono di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia). E questo perché, come ribadito in più occasioni, occorre da parte del governo un forte segnale d’ attenzione nei confronti di chi dedica la propria vita alla crescita dei figli e garantisce l’ unità del nucleo fondamentale della nostra società, svolgendo un lavoro socialmente importante e purtroppo sottovalutato troppo a lungo dalla politica e dalle istituzioni. Solo investendo a favore della famiglia, delle madri lavoratrici e delle casalinghe garantiremo concrete pari opportunità, altrimenti la decisione della Corte di Giustizia europea sarà per l’ Italia un atto burocratico e non l’ occasione per interrogarci su cosa fare a favore di chi oggi per mettere al mondo un italiano deve accollarsi l’ onere di un atto di eroismo.

    Carfagna Mara

    da corriere.it


  4. 15 gennaio 2010

    Nasce il comitato Pari o Dispare

    Nasce il comitato Pari o Dispare, un osservatorio sulle discriminazioni nei confronti delle donne: per le pari opportunità di lavoro e di carriera, per il merito, per contrastare gli stereotipi femminili diffusi dai media che influenzano le scelte professionali e l’accesso al mondo del lavoro.

    Presidente onoraria del comitato è Emma Bonino, una vita dedicata alla difesa dei diritti civili che assieme all’economista Fiorella Kostoris ha dato vita a questa iniziativa attorno alla quale raccogliere donne, uomini, associazioni, professionisti di ogni settore certi che il raggiungimento della parità sia la vera sfida per la modernità dell’Italia e che le azioni discriminatorie nei confronti delle donne e l’immagine femminile diffusa dai media ne ostacolano lo sviluppo economico, sociale e politico.
    La Costituzione italiana e le direttive Europee sulla parità sono i pilastri su cui si fonda il progetto Pari o Dispare.

    Il Gruppo Donne Manager di Manageritalia Milano condivide e si riconosce negli obiettivi e nei principi del Comitato che sono gli stessi che guidano da oltre un decennio le nostre iniziative.

    da donne.manageritalia.it


  5. 14 dicembre 2009

    In California il ristorante per soli bebè

    NEWPORT BEACH (USA) – Al bar con mamma e papà. Solo che loro resteranno a bocca asciutta. Niente birra o
    aperitivi, al bar che ha aperto da poco a Newport Beach, in California, i veri clienti sono proprio i bebè, da zero a
    tre anni. Davanti al bancone c’è una fila di seggioloni colorati, rigorosamente di design. Mamma e papà leggono
    il menu, che comprende solo piatti preparati al momento, con verdura e frutta di stagione, e scelgono la portata.
    La barista ne porge un assaggio gratis e se il piccolo è soddisfatto, si ordina.
    MENU STAGIONALI - Si chiama «bebè bar», ma di fatto è un ristorante vero e proprio quello creato dal
    negozio di cucina e catering dedicato ai neonati «Pomme Bebè». Accanto al ristorante c’è anche una bebè lounge,
    una ludoteca dove giocare e organizzare feste di compleanno, naturalmente pranzo incluso. La fondatrice, Svetla
    Lazarova Kibota, è di origini bulgare. I menu, preparati dallo chef Laurent Brazier, variano a seconda della
    stagione. C’è la lista «basic», composta di puree di un solo alimento. Poi il «blend», che invece accosta due
    sapori. Ad esempio zucca e albicocche oppure uva passa con mela e ribes. Il «tot», il menu per i più grandi,
    introduce le carni bianche. Qui compare il «chicken chili» con pollo, lenticchie, olio d’oliva, carote, cipolla e
    cipollotto, sedano e fagioli. Poi ci sono le polpette di tacchino cotte al forno, con broccoli, uova, pan grattato e
    funghi. E anche il «tacchino alla bolognese», con il tacchino allevato a terra, pasta di riso, carota, pomodoro e
    cipolla. Il costo è uguale per tutte le portate. Quelle del basic costano 3,25 dollari. Per il secondo menu su
    spendono 3,75 dollari e per il menu «da grandi» 4.5.

    tratto da corriere.it


  6. Quando le mamme rientrano al lavoro

    Per molte donne il momento del rientro al lavoro dopo l’assenza per maternità costituisce una fase delicata e spesso molto faticosa. È difficile conciliare la propria vita di mamma con gli impegni e le scadenze professionali, spesso ci si sente isolate e quasi sopraffatte. In questi momenti è particolarmente importante non sentirsi sole, potersi confrontare con altre donne e poter contare su un sostegno adeguato.

    Per questo CNA Forlì-Cesena ha promosso in collaborazione con Ecipar un progetto formativo specificamente dedicato al reinserimento lavorativo dopo il congedo per

    maternità, che prenderà l’avvio il prossimo mercoledì. Il tema centrale sarà la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, intesa soprattutto come opportunità per la lavoratrice di ripensare la propria dimensione individuale e quella lavorativa. Si tratta di un lavoro radicale e impegnativo, che mette in discussione tutti gli ambiti della sua vita.

    Le parole chiave su cui verteranno gli incontri saranno appunto: ri-pensare, ri-organizzare, ri-motivare, ri-identificarsi. Si parlerà tra le altre cose del valore del supporto della rete familiare e sociale e degli aspetti relativi al riconoscersi nuovamente nel ruolo ricoperto fino ad alcuni mesi prima. Il progetto formativo si svilupperà attraverso tre modalità: ore di laboratorio, incontri con la consulente dott.ssa Rossella Lama e focus di gruppo.

    Tratto da : Romagnaoggi.it


  7. 3 novembre 2009

    Le mamme vogliono lavorare da casa

    Sembra proprio che uno dei più grandi desideri delle mamme sia lavorare a casa per poter conciliare gli impegni e la cura dei bambini, anche su Mammacheclub (il social network per le mamme) è uno degli argomenti “caldi” di cui si parla tanto nel bene e nel male. Purtroppo non è facile districarsi nella giungla di proposte che si trovano dappertutto sia online che offline ed il rischio è di sprecare tempo e soldi o peggio…

    Cerco di fare un po’ di chiarezza e di segnalare alcuni servizi utili per lavorare da casa e di capire cos’è il telelavoro, perché è una risorsa importantissima e a che punto siamo in Italia.

    Il “telelavoro” non è uno solo ma ci stanno dentro tanti tipi di lavoro e di possibilità:

    il tele-lavoro da casa è un lavoro dipendente ma realizzato mediante i collegamenti telematici che consentono il decentramento logistico dei lavoratori che lo svolgono
    il lavoro a domicilio è spesso al confine tra lavoro regolare e irregolare ed è quello più a rischio di sfruttamento e truffe anche se è chiaramente identificato e tutelato con la Legge n. 877 del 18 dicembre 1973 che, all’art. 1, definisce lavoratore a domicilio «chiunque, con vincolo di subordinazione, esegue nel proprio domicilio o in locale di cui abbia disponibilità, anche con l’aiuto accessorio di membri della sua famiglia conviventi e a carico, ma con esclusione di manodopera salariata e di apprendisti, lavoro retribuito per conto di uno o più imprenditori, utilizzando materie prime (o accessorie) e attrezzature proprie o dello stesso imprenditore, anche se fornite per il tramite di terzi».
    il lavoro free-lance o libero-professionale , cioè un lavoro libero-professionale svolto al proprio domicilio part-time o full-time, i free lance agiscono in veste di specialisti o di esperti, nel loro campo e sono professionisti piuttosto richiesti in moltissimi settori come quello giornalistico e di cui potete trovare un elenco piuttosto esaustivo sul sito www.lavorare-da-casa.info
    il lavoro imprenditoriale da casa è costituito da lavori artigianali, commerciali e di offerta servizi svolti al domicilio, l’inquadramento fiscale è identico a quello di qualsiasi altro imprenditore ma si limitano fortemente i costi fissi.
    Da quello che ho potuto vedere tra le mamme i più ambiti sono i primi tre tipi, con una netta prevalenza dei primi due, il problema è che il tele-lavoro dipendente in Italia è estremamente raro e, perlopiù, concentrato nelle pubbliche amministrazioni, mentre il lavoro a domicilio è quello più a rischio di truffe e sfruttamento ed è davvero un peccato perché concilierebbe le esigenze sia delle mamme che dell’ambiente e delle nostre città congestionate riducendo gli sprechi di energia, gli spostamenti, ecc. ecc.

    Online si trovano alcune risorse per capire meglio cosa e come fare per trovare delle opportunità serie, prima di tutto il social network per le mamme Mammacheclub di cui ho già parlato, un altro social network dedicato alle mamme che lavorano è Working Mothers Italy e che contiene al suo interno un sotto gruppo Web Working Mothers, invece Idee per Lavorare da Casa è una mailing list di “auto-aiuto” tra donne e mamme che cercano soluzioni per rendersi autonome con questo tipo di lavoro, un gruppo di scambio di idee ed esperienze assolutamente non “sponsorizzato” e libero e ultimi www.lavorare-da-casa.info e http://www.telelavorando.it/ due siti che racchiudono tantissime informazioni e da leggere attentamente se lavorare da casa è il vostro desiderio.

    articolo da Blogmamma.it


  8. 7 ottobre 2009

    Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza sul lavoro

    La Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza sul lavoro, lanciata in Italia il 5 ottobre 2009 (vedere evento) sulla scia del successo delle iniziative francese e tedesca (vedere Riferimento alle altre Carte della Diversità europee), è una dichiarazione di intenti, sottoscritta volontariamente da imprese di tutte le dimensioni, per la diffusione di una cultura aziendale e di politiche delle risorse umane inclusive, libere da discriminazioni e pregiudizi, capaci di valorizzare i talenti in tutta la loro diversità.
    Realizzare un ambiente di lavoro che assicuri a tutti pari opportunità e il riconoscimento di potenziale e competenze individuali, non rappresenta soltanto un atto di equità e coesione sociale, ma contribuisce anche alla competitività e al successo dell’impresa (vedere benefici di adesione alla Carta).
    La Carta fornisce un quadro di riferimento valoriale per guidare le imprese aderenti nella sua applicazione, contenendo non prescrizioni dettagliate ma pochi impegni programmatici basati su principi ed elementi chiave di efficaci programmi di cambiamento, sperimentati con successo dalle imprese impegnate da più tempo in materia (vedere Esempi di Buone Pratiche).
    La sua attuazione nel contesto aziendale e la definizione delle relative priorità è lasciata alle imprese aderenti, in funzione della loro situazione ed eventuali programmi già realizzati.
    Guidare con l’esempio è un elemento essenziale per il successo delle Carte, di conseguenza la imprese che abbiano realizzato iniziative e pratiche innovative sono invitate a segnalarle alla Segreteria organizzativa, che provvederà a valorizzarle sul sito. Inoltre la compilazione dello Strumento di auto-valutazione, oltre a servire internamente a monitorare i progressi, consentirà di fornire un rapporto annuale sulla Carta consolidando tutti i contributi ricevuti.
    L’iniziativa italiana della Carta viene portata avanti sulla base di una ampio consenso nel mondo delle imprese e delle istituzioni pubbliche (vedere Comitato Promotore della Carta)

  9. 6 ottobre 2009

    Niente di nuovo sotto il sole nell’articolo del Corriere, o forse si

    Per una volta “la logica di mercato” prevale su discriminazioni e pregiudizi nei confronti del lavoro femminile e non è solo una questione di salari più bassi. A che prezzo! Le donne difendono il posto di lavoro meglio degli uomini, l’occupazione femminile è calata solo dello 0,7% a fronte di un calo del 2,2% di quella maschile, ma solo perché le donne sono disposte ad una maggiore flessibilità che si traduce in lavori meno qualificati e ovviamente meno retribuiti (il part time infatti  è pressoché inesistente tra i dirigenti).

    Senza poi pensare al nostro Sud dove, dai dati Istat si evince che invece le donne vengono semplicemente espulse dal mercato del lavoro e non risulta “premiante” nemmeno avere delle qualifiche più basse.Nel particolare momento economico che ci troviamo a vivere, questo tipo di flessibilità probabilmente non aiuta a valorizzare i meriti e favorire la conciliazione; e questo purtroppo vale sia per le donne che per gli uomini.

    Il mercato del lavoro richiede nuove regole, maggiore flessibilità e non è un caso che i lavori part time siano in forte crescita e le donne siano le prime ad adattarsi.

    Sarebbe necessaria una nuova normativa sul lavoro flessibile, con maggiori incentivazioni fiscali che aiutino a far emergere dal sommerso un precariato sempre più diffuso anche su professionalità elevate.

    Non solo part time, ma tempi flessibili, banche del tempo, job-sharing tra più lavoratori, telelavoro, oltre ad una “rivoluzione culturale”per cui anche da parte dell’uomo si accettino attività flessibili, invertendo la tradizionale divisione dei ruoli.

    Questo migliorerebbe anche la conciliazione consentendo anche ai padri di passare più tempo in famiglia.

    Parlando di merito, ancora una volta Manageritalia, propone delle azioni concrete non solo volte a valorizzare le competenze delle persone ma soprattutto a costruire un clima di fiducia nel mondo del lavoro, motivare le risorse, aumentare la produttività delle aziende fornendo così una spinta alla competitività dell’intero Paese.

    da Donne Manager manageritalia.it

    Questo post partecipa al blogstorming


  10. 5 ottobre 2009

    Crisi, donne a sostegno della famiglia «E meno soldi per colf e baby sitter»

    Bilanci familiari «salvati» da 24 mila mamme. Sangalli: serve più assistenza

    MILANO - Le mamme che lavorano «salvano» 24 mila famiglie mi lanesi dalla povertà. E’ questa la conclusione a cui è giunta la Camera di Commercio di Milano con un’indagine sulla situazione delle famiglie di fronte alla crisi. Il rapporto Istat sulle forze di lavoro ha fatto notare nei giorni scorsi che nei primi sei mesi dell’an no a perdere il posto sono sta ti soprattutto gli uomini. E co sì lo stipendio di mogli e com pagne, anche se modesto, non serve più per arrotonda re ma ad acquistare lo stretto necessario. Milano-Italia: quello che succede sotto la Madonnina rappresenta la situazione di tutta la penisola. Tanto che le 24 mila famiglie milanesi so no solo una piccola quota dei 340 mila nuclei sostenuti dal le entrate rosa nel Paese.

    Conciliazione difficile - «In questo periodo sono particolarmente necessarie iniziative per consentire la conciliazione tra famiglia e la voro — incoraggia Carlo San galli, presidente della Camera di Commercio di Milano —. Per quanto ci riguarda trami te l’azienda speciale Forma per offriamo alle donne im prenditrici assistenza perso nalizzata, incentivi e forma zione ». La Camera di commer cio introduce il tema della conciliazione a ragion veduta. «Abbiamo intervistato un gruppo di imprenditrici mam me e un gruppo senza figli— raccontano in via Meravigli —. Le prime tagliano le spese per la famiglia molto più del le seconde (14% contro 3,5%). Registriamo anche una gene rale riduzione del ricorso agli aiuti domestici. In particola re, un’imprenditrice intervi stata su dieci torna a fare le pulizie di casa per risparmia re. Le colleghe senza figli, in vece, tagliano sulle collabora zioni domestiche «solo» nel 6 per cento dei casi».

    Mariti disoccupati - «Se il discorso vale per le donne che lavorano in pro prio figuriamoci per le dipen denti a basso reddito», si inse risce nel discorso Sabina Guancia, presidente dell’Asso ciazione per la famiglia della Cisl. «Quando il marito operaio è in cassa integrazione entra no in casa circa 400 euro in meno su uno stipendio da 1.200 euro. La busta paga del la moglie diventa cruciale», continua Guancia. E non sem pre il fatto che il marito sia a casa consente di risparmiare sul nido. «I lavori di cura di fatto sono ancora affidati alle donne. Spesso non basta un’emergenza per ribaltare i ruoli», registra Guancia.

    Colf disoccupate - All’Associazione per la fami glia arrivano donne straniere in cerca di lavoro come colf, baby sitter o badanti al ritmo di trenta-quaranta al giorno. «Una situazione preoccupan te e finora sconosciuta — commenta la presidente —. Il sospetto è che i numeri conte nuti della sanatoria che si è chiusa il 30 settembre (che consentiva la regolarizzazio ne dei collaboratori domestici in nero,ndr; ) siano dovuti an che alle difficoltà economiche delle famiglie. Molte hanno ri dotto le ore alla colf. Persino le badanti disposte ad assiste re un anziano giorno e notte a casa, fino a ieri richiestissi­me, cominciano ad avere diffi coltà a trovare lavoro». Mentre si rimettono a stira re e ai fornelli, le donne si fan no anche carico di quote di flessibilità sempre maggiori sul posto di lavoro. Secondo i rilevamenti dell’Osservatorio provinciale del Lavoro, le uni che forme contrattuali in cre scita sono quelle del lavoro a chiamata e dei contratti di col laborazione, più spesso riser vati alle donne. R

    Rita Querzé
    02 ottobre 2009

    da: corriere della sera