1. 23 giugno 2009

    FLEXITIME

    Da “D”, 15-3-2008, p. 123 (estratto da mammeprecarie.blogspot.com)

    Molte imprese straniere hanno applicato, beneficiandone, la vera flessibilità lavorativa, mentre in Italia gli uffici vanno riempiti ad orari fisse e la flessibilità viene elargita come favore personale al singolo o utilizzata come sfruttamento.
    Per esempio, British Telecom in Gran Bretagna, su 106mila dipendenti, 80mila lavorano da casa o con orari non standard: i teleworker producono il 30% in più.
    Alla Walter de Gruyer Publishers tedesca, non viene effettuato nessun controllo sui tempi di lavoro, soltanto il rispetto delle scadenze dei progetti.
    Alla Rmsi Geospatial Information, indiana, vengono prese molte iniziative per equilibrare attività professionale ed impegni personali, mettendo a punto continuamente i carichi di lavoro. Si può lavorare da casa o con orari dirotti, ma è anche a disposizione un tuttofare per le incombenze private (pratiche in banca e alla posta, appuntamenti con l’idraulico eccetera), disponibile il giorno stesso della richiesta.
    Lo spagnolo Grupo Lacera non organizza mai riunioni dopo le 5 e lascia tutti liberi il venerdì pomeriggio. Esiste una “borsa del tempo” con un monte ore mensili, grazie a cui ridurre l’orario quando serve.
    L’irlandese Allied Irish Bank ha 1.800 lavoratori che usufruiscono del job sharing, dell’orario personalizzato (da 14 a 31 ore settimanali) o i congedi (career break) di almeno 6 mesi.
    In tutte queste imprese il fatturato cresce costantemente, la rotazione del personale e l’assenteismo diminuiscono.


  2. 18 giugno 2009

    6 luglio - Contrastare le discriminazioni è possibile!

     

    Presentazione analisi dei casi trattati nel 2008 dalle Consigliere di Parità della Provincia di Torino

    ore 10.00 - 12.30
    Sala Consiglieri Palazzo Cisterna Provincia di Torino
    Via Maria Vittoria 12 - Torino

    Come nasce la discriminazione sul lavoro e perché interessa soprattutto le donne? Quali caratteristiche assume in riferimento alla tipologia di lavoro, di contratto e di azienda ma anche a un momento particolare della propria vita? Quando e come viene denunciata? 

    Le risposte emergono dallo studio sui casi trattati dalla Consigliera di Parità della Provincia di Torino nel corso del 2008, comparati con il biennio precedente, elaborato dal gruppo di esperte del Laboratorio Frame del Corep (Consorzio per la Ricerca e l’Educazione Permanente). L’analisi offre una lettura ragionata delle molte situazioni affrontate e delle soluzioni individuate dall’Ufficio provinciale, contribuendo a definire le dimensioni e la fisionomia del fenomeno della discriminazione sul lavoro in Provincia di Torino.

    Ufficio della Consigliera di Parità

    c/o Provincia di Torino

    Via Maria Vittoria 12 - 10123 Torino

    Tel. 011/8612771 - fax 011/8612889

    consigliera_parita@provincia.torino.it

    www.consiglieraparitatorino.it


  3. 10 giugno 2009

    Notizia alle mamme che lavorano

    Intervento del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna.

    Voglio dare una buona notizia alle mamme che lavorano, e anche ai papà. Alle famiglie, insomma. Ho firmato il cosiddetto “decreto di riparto” che, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, assegna al piano conciliazione, a cui stiamo lavorando con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi sin dall’inizio della legislatura, ben 40 milioni di euro.
    Mattone dopo mattone siamo riusciti a costruire qualcosa che per me è estremamente importante. D’intesa con le Regioni potremo realizzare il progetto “tagesmutter”, avviare la costruzione di nuovi asili nido e istituire nei Comuni gli albi delle baby sitter. Si tratta di provvedimenti che costano relativamente poco, ma che, quando entreranno a regime, consentiranno alle mamme di non dover abbandonare il loro posto di lavoro per crescere e allevare i figli.
    Cominciamo dagli albi. Presso i Comuni, presto, le famiglie troveranno veri e propri “albi” da consultare per individuare badanti e baby-sitter a domicilio. In questo modo si potrà reperire più facilmente e velocemente una persona alla quale affidare i propri piccoli.
    Nessuno sarà più costretto ad affidare a una estranea, chiamata peraltro a un incarico delicatissimo, la propria prole. Per iscriversi nelle liste sarà necessario dimostrare di saper fare quel lavoro, probabilmente l’aver partecipato a un breve corso di formazione. Lo stesso meccanismo funzionerà per le badanti, perché curare gli anziani non è meno difficile che allevare un bambino.
    Non è finita qui.
    I 40 milioni serviranno anche per i voucher, titoli di spesa per le mamme (tra i 900 e 1.500 euro - a fronte di un contributo personale del 10 per cento sull’importo e in base al reddito) da spendere presso strutture convenzionate, come gli asili nido, con il Dipartimento Pari opportunità.
    Infine la “tagesmutter”, di cui certamente tutti hanno sentito parlare. In tedesco significa “mamma di giorno” e credo sia uno strumento utilissimo, come si evince anche dalla grande diffusione di questa esperienza nei paesi del Nord Est e in alcune Regioni italiane nelle quali è già partita la sperimentazione. La mamma disposta a ospitare nella propria casa, durante il giorno e con orari flessibili, una sorta di asilo nido per non più di cinque bambini da O a 3 anni, credo che sia una figura, professionale, molto rassicurante per un’altra mamma che deve andare a lavoro. Serena e tranquilla sarà la mamma, sereno e tranquillo il bambino che viene comunque lasciato alle cure di una persona qualificata e adeguatamente formata e in un ambiente a lui familiare, magari nello stesso condominio dove il piccolo già vive. Secondo quanto stabilisce il dipartimento per le Pari Opportunità, la “tagesmutter” sarà collegata con enti no profit o cooperative in modo da farla lavorare in rete con figure di supporto, dallo psicologo al pediatra, sottoponendola a visite domiciliari per la verifica dell’idoneità. È un progetto che al mio ministero sta particolarmente a cuore e che insieme agli altri è per me motivo di orgoglio. Una parte delle risorse sarà destinata alla fornitura delle attrezzature e all’adeguamento degli immobili dei micro-nidi condominiali, un’altra al finanziamento dei corsi che devono preparare le baby sitter. Ecco, quindi, il “piccolo” contributo del Ministero per le Pari Opportunità per venire incontro alle donne. E mica soltanto a loro.
    È dimostrato, infatti, che più mamme lavorano, più cresce il numero dei figli, più aumenta il prodotto interno lordo italiano, cioè la ricchezza del Paese. L’ingresso nel mercato del lavoro anche di solo 100 mila donne farebbe salire il nostro Pil di 0,28 punti l’anno, consentendo di finanziare la spesa pubblica per le famiglie. Su questo terreno, e non altrove, si misura la nostra sfida.

    Noi di lavoropermamme.it ci limitiamo a riportare quanto scritto seguiremo attentamente le vicende che riguardano questo argomento.


  4. 9 giugno 2009

    MomCamp

    Dove e Quando

    A Milano alla Triennale Bovisa, via Lambruschini 31

    il 13 giugno, login alle ore 9.15

    logout ore 17.00

    Perchè un Mom Camp

    Il MomCamp nasce per far incontrare tutte le mamme online e, soprattutto, le mille comunità su Internet che riuniscono mamme, neomamme e future mamme. Un momento di incontro nel mondo “reale” è utile per conoscersi, confrontarsi, scambiarsi opinioni e magari trovare forme di collaborazione. Questa prima edizione si svolge a Milano, ma ci auguriamo che un domani il MomCamp possa svolgersi in varie città d’Italia. 

    Come iscriversi

    Se hai dimestichezza con le Wiki  puoi segnalare la tua partecipazione (e il tuo intervento in caso) modificando questa pagina (http://barcamp.org/MomCamp–Milano) usando il tasto EDIT in alto a sinistra. Fai attenzione a rispettare font e impaginazione. Se preferisci puoi scrivere una mail a momcampmilano@gmail.com ti aiuteremo noi.

    http://barcamp.org/MomCamp–Milano


  5. 4 giugno 2009

    Il mondo cambia e le mamme pure

    Il mondo cambia e le mamme pure. Sempre in corsa alla ricerca di un connubio perfetto tra donna, mamma e lavoratrice. Ma a qualcosa ha dovuto rinunciare. Di Cecilia Spanu da http://www.dols.net

    SAHM, WAHM, Hybrid moms, Momprenuers: mai sentiti questi nomi ?  

    Le SAHM, Stay At Home Moms, sono un corrispondente un po’ più evoluto delle nostre casalinghe.

    Le WAHM, Work At Home Moms, si sono inventate un’attività lavorativa da fare in casa, da casa.

    Le Hybrid Moms, danno nella loro vita la priorità al loro ruolo di mamme, ma poi si inventano modi molto creativi per costruirsi una professione di livello e tendenzialmente redditizia. In America hanno addirittura una loro rivista Hybrid Moms, in versione online e su carta, distribuita in 100.000 copie.

    Infine le Momprenuers, sono le mamme imprenditrici, che da un’idea di business hanno costruito una vera e propria impresa, che da lavoro ad altri.