1. 9 febbraio 2010

    Le mamme che diventano opinione pubblica

    Sono le madri a selezionare le notizie. Accompagnano i figli nelle loro scelte e per molti prodotti sono responsabili d’acquisto

    di Paola Dubini, direttore del Centro di ricerca Ask Bocconi

    Molte delle ricerche sui cambiamenti nelle filiere dell’informazione, dell’intrattenimento e della comunicazione si concentrano sul lato dell’offerta, esaminando soprattutto le nuove configurazioni di prodotto, i regimi di gestione della proprietà intellettuale, la sostenibilità dei modelli di business.

    Quando questi cambiamenti sono analizzati sul lato della domanda, non si può solo esaminare i nuovi modi di consumare prodotti e servizi informativi o di svago o il grado di penetrazione e le modalità d’uso di mezzi di informazione fisici e digitali, ma occorre inserire questi risultati nel quadro di una riflessione più ampia sui nuovi modi di formazione dell’opinione pubblica. All’aumentare delle fonti disponibili e del loro grado d’intercambiabilità nel corso della giornata, all’aumentare degli intermediari (i cosiddetti aggregatori) e in presenza di un ruolo attivo degli utenti nei processi di produzione e distribuzione delle informazioni e dei messaggi, il consumatore è chiamato a un livello di consapevolezza crescente nel suo rapporto con i contenuti, in una giornata che rimane di 24 ore: non necessariamente la maggiore disponibilità di informazioni ci rende cittadini più informati. Il vertiginoso aumento della disponibilità di informazioni e notizie non si è accompagnato a una crescita armonica della consapevolezza di come selezionarle e validarle, con il risultato che la ridondanza informativa non è sempre vissuta come opportunità ma spesso come fonte di fatica o di chiusura mentale. In assenza di questa consapevolezza, il consumatore si trova vittima di un bombardamento, sempre meno informato e sempre più in balia “dell’ultima notizia”; in presenza di consapevolezza, la ridondanza informativa è una ricchezza e ciascuna fonte offre possibilità specifiche di soddisfare fabbisogni di informazione e conoscenza.
    In questo quadro, le mamme rappresentano un oggetto di studio particolarmente interessante per diversi motivi. Sono consapevoli delle implicazioni che le loro scelte hanno sull’economia e sul benessere della famiglia: sono spesso la figura all’interno della famiglia che filtra e preseleziona le informazioni, accompagnando i figli nei loro processi di scelta; sono un decisore d’acquisto critico; sono abituate a scambiare, verificare, validare e somministrare in modo selettivo informazioni all’interno di gruppi più o meno ristretti. Anche quando non usano internet le mamme “sono web 2.0” nel loro rapporto con i contenuti e con le altre persone.
    Una prima ricerca sulla gestione della ridondanza informativa condotta su un campione di 720 mamme socialmente e culturalmente attrezzate ad affrontare la ricchezza di stimoli informativi diversi mostra una correlazione fra il grado di consapevolezza della ricchezza informativa disponibile e i consumi d’informazione; le mamme più in grado di affrontare la ridondanza informativa sono anche quelle che consumano più informazioni su più fonti diverse. Più della metà delle mamme intervistate mostra di avere un comportamento proattivo nei confronti della ridondanza informativa, pur in presenza di strategie informative diverse. Peraltro, anche in un campione composto per buona parte da persone istruite e con familiarità all’uso di fonti diverse emergono profili di consumo di informazione che tradiscono una difficoltà a controllare i flussi crescenti di informazioni e strategie informative “di difesa”. Questo è un segno che la pista di ricerca sul rapporto con l’informazione è ad oggi più importante della riflessione sull’uso di mezzi informativi diversi e che la comprensione dei processi di raccolta e condivisione delle informazioni (fra mamme e all’interno della famiglia) è cruciale per immaginare l’evoluzione dell’offerta informativa nel prossimo futuro.

  2. 22 gennaio 2010

    Donne, la parità atto eroico

    Solo investendo a favore della famiglia garantiremo vera uguaglianza

    Caro direttore, nei giorni scorsi si è molto discusso della decisione con cui il 13 novembre scorso la Corte di Giustizia europea ha sancito la violazione da parte dell’ Italia del Trattato comunitario in materia di parità di trattamento previdenziale tra uomini e donne. Nel nostro Paese, infatti, il regime pensionistico dei dipendenti pubblici stabilisce un’ età diversa, fissandola a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne. Si tratta di un vecchio retaggio che affonda le radici in un’ Italia socialmente ed economicamente diversa da quella odierna e che aveva come obiettivo quello di garantire una compensazione alle donne per il ruolo che svolgevano in famiglia. La sentenza richiamata sostiene che questa situazione crea una discriminazione a danno degli uomini, costretti a lavorare più delle donne, e chiede all’ Italia di adeguarsi. Ciò è sicuramente vero dal punto di vista teorico e da ministro chiamato a garantire pari opportunità a tutti e non solo alle donne non posso che dirmi d’ accordo ed apprezzare il lavoro che di concerto stanno portando avanti i ministri della Funzione pubblica, Renato Brunetta, delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, e del Welfare, Maurizio Sacconi, per adeguare l’ Italia alle richieste europee, ovviamente seguendo criteri flessibili e graduali. Sempre da ministro per le Pari opportunità non posso però sottacere che quando ci si trova di fronte ad una discriminazione a danno degli uomini c’ è sempre una Corte di Giustizia pronta ad intervenire tempestivamente, mentre quando ci si trova a contrastare discriminazioni a danno delle donne i luoghi per aver ragione sono pochi e i tempi lunghissimi. Ecco perché mi preme innanzitutto sottolineare che sarebbe auspicabile in futuro procedere con la stessa attenzione nel rimuovere gli ostacoli che ancora limitano la realizzazione della donna nel mondo del lavoro e nelle istituzioni. Tra l’ altro, visto che l’ importo dell’ assegno di previdenza in Italia viene calcolato sulla base degli anni di servizio prestati e in base all’ ultimo stipendio del dipendente pubblico, la norma che consente alle donne di andare in pensione cinque anni prima degli uomini ha anche un risvolto per loro negativo, considerato che le condanna a percepire una pensione inferiore. Ma al di là di queste considerazioni e al di là di quanto ci chiede l’ Europa sono dell’ idea che non si possa non essere d’ accordo con l’ equiparazione, anche in virtù del fatto che sono cambiati i tempi e i parametri di riferimento e che le donne ricercano oggi con impegno una realizzazione personale e sociale nel lavoro, mentre decenni fa tale realizzazione la si ricercava quasi esclusivamente nella famiglia. Oggi le donne vogliono essere mogli, madri e lavoratrici senza dover rinunciare alla soddisfazione che ognuno dei tre ruoli può dare. Ecco perché compito dello Stato è certamente quello di rimuovere un «privilegio», ma soprattutto quello di consentire, favorire e sostenere la scelta di chi vuol svolgere o è costretta a svolgere i tre ruoli. Non si può non tener conto, però, allo stesso tempo, che cinque anni in meno per le donne nel mondo del lavoro significano cinque anni in più di costi sociali e previdenziali per il Paese. Ed anche per questo motivo sono dell’ avviso che non ci si possa limitare all’ equiparazione dell’ età pensionabile senza pensare a una politica sociale che vada di pari passo e che tuteli la centralità della donna e della famiglia, in modo da accompagnare il mondo femminile nel proprio percorso offrendo maggiori opportunità di scelta. Il ministro Brunetta ha parlato di risparmi per 250 milioni annui dal momento in cui sarà realizzata pienamente l’ equiparazione. La mia proposta è che questi risparmi restino all’ interno del Welfare e siano destinati a un fondo dedicato a servizi per la donna, che soddisfi due ordini di esigenze. Il primo è favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera prevedendo misure a favore delle madri lavoratrici che seguano l’ esempio di quei Paesi europei, come ad esempio la Francia, dove esistono incentivi per i servizi, dal baby sitting a un part time che concilii meglio gli impegni delle lavoratrici madri, perché sono dell’ idea che la maternità non possa costituire un ostacolo all’ accesso o alla permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Il secondo, invece, è quello di prevedere un riconoscimento alle casalinghe sulle cui modalità si può discutere, analizzando le varie proposte che sono da tempo in campo (dallo stipendio per le casalinghe alla pensione per le madri che, per propria rispettabile scelta, decidono di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia). E questo perché, come ribadito in più occasioni, occorre da parte del governo un forte segnale d’ attenzione nei confronti di chi dedica la propria vita alla crescita dei figli e garantisce l’ unità del nucleo fondamentale della nostra società, svolgendo un lavoro socialmente importante e purtroppo sottovalutato troppo a lungo dalla politica e dalle istituzioni. Solo investendo a favore della famiglia, delle madri lavoratrici e delle casalinghe garantiremo concrete pari opportunità, altrimenti la decisione della Corte di Giustizia europea sarà per l’ Italia un atto burocratico e non l’ occasione per interrogarci su cosa fare a favore di chi oggi per mettere al mondo un italiano deve accollarsi l’ onere di un atto di eroismo.

    Carfagna Mara

    da corriere.it


  3. 15 gennaio 2010

    Nasce il comitato Pari o Dispare

    Nasce il comitato Pari o Dispare, un osservatorio sulle discriminazioni nei confronti delle donne: per le pari opportunità di lavoro e di carriera, per il merito, per contrastare gli stereotipi femminili diffusi dai media che influenzano le scelte professionali e l’accesso al mondo del lavoro.

    Presidente onoraria del comitato è Emma Bonino, una vita dedicata alla difesa dei diritti civili che assieme all’economista Fiorella Kostoris ha dato vita a questa iniziativa attorno alla quale raccogliere donne, uomini, associazioni, professionisti di ogni settore certi che il raggiungimento della parità sia la vera sfida per la modernità dell’Italia e che le azioni discriminatorie nei confronti delle donne e l’immagine femminile diffusa dai media ne ostacolano lo sviluppo economico, sociale e politico.
    La Costituzione italiana e le direttive Europee sulla parità sono i pilastri su cui si fonda il progetto Pari o Dispare.

    Il Gruppo Donne Manager di Manageritalia Milano condivide e si riconosce negli obiettivi e nei principi del Comitato che sono gli stessi che guidano da oltre un decennio le nostre iniziative.

    da donne.manageritalia.it


  4. 7 ottobre 2009

    Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza sul lavoro

    La Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza sul lavoro, lanciata in Italia il 5 ottobre 2009 (vedere evento) sulla scia del successo delle iniziative francese e tedesca (vedere Riferimento alle altre Carte della Diversità europee), è una dichiarazione di intenti, sottoscritta volontariamente da imprese di tutte le dimensioni, per la diffusione di una cultura aziendale e di politiche delle risorse umane inclusive, libere da discriminazioni e pregiudizi, capaci di valorizzare i talenti in tutta la loro diversità.
    Realizzare un ambiente di lavoro che assicuri a tutti pari opportunità e il riconoscimento di potenziale e competenze individuali, non rappresenta soltanto un atto di equità e coesione sociale, ma contribuisce anche alla competitività e al successo dell’impresa (vedere benefici di adesione alla Carta).
    La Carta fornisce un quadro di riferimento valoriale per guidare le imprese aderenti nella sua applicazione, contenendo non prescrizioni dettagliate ma pochi impegni programmatici basati su principi ed elementi chiave di efficaci programmi di cambiamento, sperimentati con successo dalle imprese impegnate da più tempo in materia (vedere Esempi di Buone Pratiche).
    La sua attuazione nel contesto aziendale e la definizione delle relative priorità è lasciata alle imprese aderenti, in funzione della loro situazione ed eventuali programmi già realizzati.
    Guidare con l’esempio è un elemento essenziale per il successo delle Carte, di conseguenza la imprese che abbiano realizzato iniziative e pratiche innovative sono invitate a segnalarle alla Segreteria organizzativa, che provvederà a valorizzarle sul sito. Inoltre la compilazione dello Strumento di auto-valutazione, oltre a servire internamente a monitorare i progressi, consentirà di fornire un rapporto annuale sulla Carta consolidando tutti i contributi ricevuti.
    L’iniziativa italiana della Carta viene portata avanti sulla base di una ampio consenso nel mondo delle imprese e delle istituzioni pubbliche (vedere Comitato Promotore della Carta)

  5. 6 ottobre 2009

    Niente di nuovo sotto il sole nell’articolo del Corriere, o forse si

    Per una volta “la logica di mercato” prevale su discriminazioni e pregiudizi nei confronti del lavoro femminile e non è solo una questione di salari più bassi. A che prezzo! Le donne difendono il posto di lavoro meglio degli uomini, l’occupazione femminile è calata solo dello 0,7% a fronte di un calo del 2,2% di quella maschile, ma solo perché le donne sono disposte ad una maggiore flessibilità che si traduce in lavori meno qualificati e ovviamente meno retribuiti (il part time infatti  è pressoché inesistente tra i dirigenti).

    Senza poi pensare al nostro Sud dove, dai dati Istat si evince che invece le donne vengono semplicemente espulse dal mercato del lavoro e non risulta “premiante” nemmeno avere delle qualifiche più basse.Nel particolare momento economico che ci troviamo a vivere, questo tipo di flessibilità probabilmente non aiuta a valorizzare i meriti e favorire la conciliazione; e questo purtroppo vale sia per le donne che per gli uomini.

    Il mercato del lavoro richiede nuove regole, maggiore flessibilità e non è un caso che i lavori part time siano in forte crescita e le donne siano le prime ad adattarsi.

    Sarebbe necessaria una nuova normativa sul lavoro flessibile, con maggiori incentivazioni fiscali che aiutino a far emergere dal sommerso un precariato sempre più diffuso anche su professionalità elevate.

    Non solo part time, ma tempi flessibili, banche del tempo, job-sharing tra più lavoratori, telelavoro, oltre ad una “rivoluzione culturale”per cui anche da parte dell’uomo si accettino attività flessibili, invertendo la tradizionale divisione dei ruoli.

    Questo migliorerebbe anche la conciliazione consentendo anche ai padri di passare più tempo in famiglia.

    Parlando di merito, ancora una volta Manageritalia, propone delle azioni concrete non solo volte a valorizzare le competenze delle persone ma soprattutto a costruire un clima di fiducia nel mondo del lavoro, motivare le risorse, aumentare la produttività delle aziende fornendo così una spinta alla competitività dell’intero Paese.

    da Donne Manager manageritalia.it

    Questo post partecipa al blogstorming


  6. 5 ottobre 2009

    Crisi, donne a sostegno della famiglia «E meno soldi per colf e baby sitter»

    Bilanci familiari «salvati» da 24 mila mamme. Sangalli: serve più assistenza

    MILANO - Le mamme che lavorano «salvano» 24 mila famiglie mi lanesi dalla povertà. E’ questa la conclusione a cui è giunta la Camera di Commercio di Milano con un’indagine sulla situazione delle famiglie di fronte alla crisi. Il rapporto Istat sulle forze di lavoro ha fatto notare nei giorni scorsi che nei primi sei mesi dell’an no a perdere il posto sono sta ti soprattutto gli uomini. E co sì lo stipendio di mogli e com pagne, anche se modesto, non serve più per arrotonda re ma ad acquistare lo stretto necessario. Milano-Italia: quello che succede sotto la Madonnina rappresenta la situazione di tutta la penisola. Tanto che le 24 mila famiglie milanesi so no solo una piccola quota dei 340 mila nuclei sostenuti dal le entrate rosa nel Paese.

    Conciliazione difficile - «In questo periodo sono particolarmente necessarie iniziative per consentire la conciliazione tra famiglia e la voro — incoraggia Carlo San galli, presidente della Camera di Commercio di Milano —. Per quanto ci riguarda trami te l’azienda speciale Forma per offriamo alle donne im prenditrici assistenza perso nalizzata, incentivi e forma zione ». La Camera di commer cio introduce il tema della conciliazione a ragion veduta. «Abbiamo intervistato un gruppo di imprenditrici mam me e un gruppo senza figli— raccontano in via Meravigli —. Le prime tagliano le spese per la famiglia molto più del le seconde (14% contro 3,5%). Registriamo anche una gene rale riduzione del ricorso agli aiuti domestici. In particola re, un’imprenditrice intervi stata su dieci torna a fare le pulizie di casa per risparmia re. Le colleghe senza figli, in vece, tagliano sulle collabora zioni domestiche «solo» nel 6 per cento dei casi».

    Mariti disoccupati - «Se il discorso vale per le donne che lavorano in pro prio figuriamoci per le dipen denti a basso reddito», si inse risce nel discorso Sabina Guancia, presidente dell’Asso ciazione per la famiglia della Cisl. «Quando il marito operaio è in cassa integrazione entra no in casa circa 400 euro in meno su uno stipendio da 1.200 euro. La busta paga del la moglie diventa cruciale», continua Guancia. E non sem pre il fatto che il marito sia a casa consente di risparmiare sul nido. «I lavori di cura di fatto sono ancora affidati alle donne. Spesso non basta un’emergenza per ribaltare i ruoli», registra Guancia.

    Colf disoccupate - All’Associazione per la fami glia arrivano donne straniere in cerca di lavoro come colf, baby sitter o badanti al ritmo di trenta-quaranta al giorno. «Una situazione preoccupan te e finora sconosciuta — commenta la presidente —. Il sospetto è che i numeri conte nuti della sanatoria che si è chiusa il 30 settembre (che consentiva la regolarizzazio ne dei collaboratori domestici in nero,ndr; ) siano dovuti an che alle difficoltà economiche delle famiglie. Molte hanno ri dotto le ore alla colf. Persino le badanti disposte ad assiste re un anziano giorno e notte a casa, fino a ieri richiestissi­me, cominciano ad avere diffi coltà a trovare lavoro». Mentre si rimettono a stira re e ai fornelli, le donne si fan no anche carico di quote di flessibilità sempre maggiori sul posto di lavoro. Secondo i rilevamenti dell’Osservatorio provinciale del Lavoro, le uni che forme contrattuali in cre scita sono quelle del lavoro a chiamata e dei contratti di col laborazione, più spesso riser vati alle donne. R

    Rita Querzé
    02 ottobre 2009

    da: corriere della sera


  7. 23 giugno 2009

    FLEXITIME

    Da “D”, 15-3-2008, p. 123 (estratto da mammeprecarie.blogspot.com)

    Molte imprese straniere hanno applicato, beneficiandone, la vera flessibilità lavorativa, mentre in Italia gli uffici vanno riempiti ad orari fisse e la flessibilità viene elargita come favore personale al singolo o utilizzata come sfruttamento.
    Per esempio, British Telecom in Gran Bretagna, su 106mila dipendenti, 80mila lavorano da casa o con orari non standard: i teleworker producono il 30% in più.
    Alla Walter de Gruyer Publishers tedesca, non viene effettuato nessun controllo sui tempi di lavoro, soltanto il rispetto delle scadenze dei progetti.
    Alla Rmsi Geospatial Information, indiana, vengono prese molte iniziative per equilibrare attività professionale ed impegni personali, mettendo a punto continuamente i carichi di lavoro. Si può lavorare da casa o con orari dirotti, ma è anche a disposizione un tuttofare per le incombenze private (pratiche in banca e alla posta, appuntamenti con l’idraulico eccetera), disponibile il giorno stesso della richiesta.
    Lo spagnolo Grupo Lacera non organizza mai riunioni dopo le 5 e lascia tutti liberi il venerdì pomeriggio. Esiste una “borsa del tempo” con un monte ore mensili, grazie a cui ridurre l’orario quando serve.
    L’irlandese Allied Irish Bank ha 1.800 lavoratori che usufruiscono del job sharing, dell’orario personalizzato (da 14 a 31 ore settimanali) o i congedi (career break) di almeno 6 mesi.
    In tutte queste imprese il fatturato cresce costantemente, la rotazione del personale e l’assenteismo diminuiscono.


  8. 10 giugno 2009

    Notizia alle mamme che lavorano

    Intervento del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna.

    Voglio dare una buona notizia alle mamme che lavorano, e anche ai papà. Alle famiglie, insomma. Ho firmato il cosiddetto “decreto di riparto” che, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, assegna al piano conciliazione, a cui stiamo lavorando con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi sin dall’inizio della legislatura, ben 40 milioni di euro.
    Mattone dopo mattone siamo riusciti a costruire qualcosa che per me è estremamente importante. D’intesa con le Regioni potremo realizzare il progetto “tagesmutter”, avviare la costruzione di nuovi asili nido e istituire nei Comuni gli albi delle baby sitter. Si tratta di provvedimenti che costano relativamente poco, ma che, quando entreranno a regime, consentiranno alle mamme di non dover abbandonare il loro posto di lavoro per crescere e allevare i figli.
    Cominciamo dagli albi. Presso i Comuni, presto, le famiglie troveranno veri e propri “albi” da consultare per individuare badanti e baby-sitter a domicilio. In questo modo si potrà reperire più facilmente e velocemente una persona alla quale affidare i propri piccoli.
    Nessuno sarà più costretto ad affidare a una estranea, chiamata peraltro a un incarico delicatissimo, la propria prole. Per iscriversi nelle liste sarà necessario dimostrare di saper fare quel lavoro, probabilmente l’aver partecipato a un breve corso di formazione. Lo stesso meccanismo funzionerà per le badanti, perché curare gli anziani non è meno difficile che allevare un bambino.
    Non è finita qui.
    I 40 milioni serviranno anche per i voucher, titoli di spesa per le mamme (tra i 900 e 1.500 euro - a fronte di un contributo personale del 10 per cento sull’importo e in base al reddito) da spendere presso strutture convenzionate, come gli asili nido, con il Dipartimento Pari opportunità.
    Infine la “tagesmutter”, di cui certamente tutti hanno sentito parlare. In tedesco significa “mamma di giorno” e credo sia uno strumento utilissimo, come si evince anche dalla grande diffusione di questa esperienza nei paesi del Nord Est e in alcune Regioni italiane nelle quali è già partita la sperimentazione. La mamma disposta a ospitare nella propria casa, durante il giorno e con orari flessibili, una sorta di asilo nido per non più di cinque bambini da O a 3 anni, credo che sia una figura, professionale, molto rassicurante per un’altra mamma che deve andare a lavoro. Serena e tranquilla sarà la mamma, sereno e tranquillo il bambino che viene comunque lasciato alle cure di una persona qualificata e adeguatamente formata e in un ambiente a lui familiare, magari nello stesso condominio dove il piccolo già vive. Secondo quanto stabilisce il dipartimento per le Pari Opportunità, la “tagesmutter” sarà collegata con enti no profit o cooperative in modo da farla lavorare in rete con figure di supporto, dallo psicologo al pediatra, sottoponendola a visite domiciliari per la verifica dell’idoneità. È un progetto che al mio ministero sta particolarmente a cuore e che insieme agli altri è per me motivo di orgoglio. Una parte delle risorse sarà destinata alla fornitura delle attrezzature e all’adeguamento degli immobili dei micro-nidi condominiali, un’altra al finanziamento dei corsi che devono preparare le baby sitter. Ecco, quindi, il “piccolo” contributo del Ministero per le Pari Opportunità per venire incontro alle donne. E mica soltanto a loro.
    È dimostrato, infatti, che più mamme lavorano, più cresce il numero dei figli, più aumenta il prodotto interno lordo italiano, cioè la ricchezza del Paese. L’ingresso nel mercato del lavoro anche di solo 100 mila donne farebbe salire il nostro Pil di 0,28 punti l’anno, consentendo di finanziare la spesa pubblica per le famiglie. Su questo terreno, e non altrove, si misura la nostra sfida.

    Noi di lavoropermamme.it ci limitiamo a riportare quanto scritto seguiremo attentamente le vicende che riguardano questo argomento.


  9. 19 maggio 2009

    Blog Lavoropermamme.it

    Care lettrici, cari lettori,

    volevo inaugurare il blog di Lavoropermamme.it con i primi articoli che hanno scritto su di noi vari siti internet, ecco alcune pillole:

    http://www.unsalottonelweb.net/?s=lavoropermamme&x=0&y=0

    Mi ha fatto veramente piacere trovare in rete il sito internet www.lavoropermamme.it, uno spazio interamente dedicato alle neo mamme, e non solo, in cerca di lavoro, le offerte inserite sono quasi tutte part time o a domicilio in modo da andare in contro alle tante necessità che una mamma solitamente riscontra nell’arco di una singola giornata.

    Mamme qualificate ce ne sono eccome, metterle in un angolo aspettando che i figli crescano è una scelta, oltre che sbagliata, antica, inoltre la soddisfazione professionale e economica rendere la vita più piacevole e decisamente più bella da vivere anche assieme ai figli.

    http://www.irma-torino.it/it/index.php/notizie/202-lavoropermamme-it

    E’ nato un sito frutto di un progetto che ha lo scopo di creare uno spazio in cui far incontrare domande e offerte di lavoro part time, lavoro flessibile e opportunità imprenditoriali per dare opportunità alle mamme, spesso professioniste qualificate, alla ricerca di lavori flessibili che permettano loro di non rinunciare all’appagamento professionale ed economico.    

    http://lavorincorsa.style.it/tag/www.lavoropermamme.it

    beh, già dal titolo si capisce tutto. www.lavoropermamme.it è un sito con annunci di lavoro dedicati proprio a chi ha un pargolo. si rivolge dunque a tutte quelle donne che, in seguito alla maternità, hanno dovuto o hanno scelto di rinunciare al loro lavoro per dedicarsi alla cura dei figli. è stato ideato e realizzato da Cristina Grazioli, art director presso un’agenzia di pubblicità e ora mamma a tempo pieno della sua prima bambina. si tratta di uno spazio dove s’incontrano domanda e offerta di lavoro, tenendo, però, sempre ben presenti quelle che sono le esigenze di una donna che, oltre alla carriera, ha il diritto, se lo ritiene opportuno, di pensare in prima persona al benessere della famiglia. gli annunci sono dunque dedicati a quelle donne, spesso professioniste qualificate, alla ricerca di lavori flessibili che consentano loro di mantenere invariata la loro autonomia economica senza rinunciare alle soddisfazioni professionali. sul sitopotete dunque sia navigare tra gli annunci, sia inserirne uno personalizzato con tutte le informazioni sul vostro profilo.

    http://www.bambinopoli.it/casa/Lavoro_per_mamme_/1079/

     

    grazie a chi sta credendo nel nostro progetto!!!!!!