1. 9 febbraio 2010

    Le mamme che diventano opinione pubblica

    Sono le madri a selezionare le notizie. Accompagnano i figli nelle loro scelte e per molti prodotti sono responsabili d’acquisto

    di Paola Dubini, direttore del Centro di ricerca Ask Bocconi

    Molte delle ricerche sui cambiamenti nelle filiere dell’informazione, dell’intrattenimento e della comunicazione si concentrano sul lato dell’offerta, esaminando soprattutto le nuove configurazioni di prodotto, i regimi di gestione della proprietà intellettuale, la sostenibilità dei modelli di business.

    Quando questi cambiamenti sono analizzati sul lato della domanda, non si può solo esaminare i nuovi modi di consumare prodotti e servizi informativi o di svago o il grado di penetrazione e le modalità d’uso di mezzi di informazione fisici e digitali, ma occorre inserire questi risultati nel quadro di una riflessione più ampia sui nuovi modi di formazione dell’opinione pubblica. All’aumentare delle fonti disponibili e del loro grado d’intercambiabilità nel corso della giornata, all’aumentare degli intermediari (i cosiddetti aggregatori) e in presenza di un ruolo attivo degli utenti nei processi di produzione e distribuzione delle informazioni e dei messaggi, il consumatore è chiamato a un livello di consapevolezza crescente nel suo rapporto con i contenuti, in una giornata che rimane di 24 ore: non necessariamente la maggiore disponibilità di informazioni ci rende cittadini più informati. Il vertiginoso aumento della disponibilità di informazioni e notizie non si è accompagnato a una crescita armonica della consapevolezza di come selezionarle e validarle, con il risultato che la ridondanza informativa non è sempre vissuta come opportunità ma spesso come fonte di fatica o di chiusura mentale. In assenza di questa consapevolezza, il consumatore si trova vittima di un bombardamento, sempre meno informato e sempre più in balia “dell’ultima notizia”; in presenza di consapevolezza, la ridondanza informativa è una ricchezza e ciascuna fonte offre possibilità specifiche di soddisfare fabbisogni di informazione e conoscenza.
    In questo quadro, le mamme rappresentano un oggetto di studio particolarmente interessante per diversi motivi. Sono consapevoli delle implicazioni che le loro scelte hanno sull’economia e sul benessere della famiglia: sono spesso la figura all’interno della famiglia che filtra e preseleziona le informazioni, accompagnando i figli nei loro processi di scelta; sono un decisore d’acquisto critico; sono abituate a scambiare, verificare, validare e somministrare in modo selettivo informazioni all’interno di gruppi più o meno ristretti. Anche quando non usano internet le mamme “sono web 2.0” nel loro rapporto con i contenuti e con le altre persone.
    Una prima ricerca sulla gestione della ridondanza informativa condotta su un campione di 720 mamme socialmente e culturalmente attrezzate ad affrontare la ricchezza di stimoli informativi diversi mostra una correlazione fra il grado di consapevolezza della ricchezza informativa disponibile e i consumi d’informazione; le mamme più in grado di affrontare la ridondanza informativa sono anche quelle che consumano più informazioni su più fonti diverse. Più della metà delle mamme intervistate mostra di avere un comportamento proattivo nei confronti della ridondanza informativa, pur in presenza di strategie informative diverse. Peraltro, anche in un campione composto per buona parte da persone istruite e con familiarità all’uso di fonti diverse emergono profili di consumo di informazione che tradiscono una difficoltà a controllare i flussi crescenti di informazioni e strategie informative “di difesa”. Questo è un segno che la pista di ricerca sul rapporto con l’informazione è ad oggi più importante della riflessione sull’uso di mezzi informativi diversi e che la comprensione dei processi di raccolta e condivisione delle informazioni (fra mamme e all’interno della famiglia) è cruciale per immaginare l’evoluzione dell’offerta informativa nel prossimo futuro.

  2. 22 gennaio 2010

    Donne, la parità atto eroico

    Solo investendo a favore della famiglia garantiremo vera uguaglianza

    Caro direttore, nei giorni scorsi si è molto discusso della decisione con cui il 13 novembre scorso la Corte di Giustizia europea ha sancito la violazione da parte dell’ Italia del Trattato comunitario in materia di parità di trattamento previdenziale tra uomini e donne. Nel nostro Paese, infatti, il regime pensionistico dei dipendenti pubblici stabilisce un’ età diversa, fissandola a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne. Si tratta di un vecchio retaggio che affonda le radici in un’ Italia socialmente ed economicamente diversa da quella odierna e che aveva come obiettivo quello di garantire una compensazione alle donne per il ruolo che svolgevano in famiglia. La sentenza richiamata sostiene che questa situazione crea una discriminazione a danno degli uomini, costretti a lavorare più delle donne, e chiede all’ Italia di adeguarsi. Ciò è sicuramente vero dal punto di vista teorico e da ministro chiamato a garantire pari opportunità a tutti e non solo alle donne non posso che dirmi d’ accordo ed apprezzare il lavoro che di concerto stanno portando avanti i ministri della Funzione pubblica, Renato Brunetta, delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, e del Welfare, Maurizio Sacconi, per adeguare l’ Italia alle richieste europee, ovviamente seguendo criteri flessibili e graduali. Sempre da ministro per le Pari opportunità non posso però sottacere che quando ci si trova di fronte ad una discriminazione a danno degli uomini c’ è sempre una Corte di Giustizia pronta ad intervenire tempestivamente, mentre quando ci si trova a contrastare discriminazioni a danno delle donne i luoghi per aver ragione sono pochi e i tempi lunghissimi. Ecco perché mi preme innanzitutto sottolineare che sarebbe auspicabile in futuro procedere con la stessa attenzione nel rimuovere gli ostacoli che ancora limitano la realizzazione della donna nel mondo del lavoro e nelle istituzioni. Tra l’ altro, visto che l’ importo dell’ assegno di previdenza in Italia viene calcolato sulla base degli anni di servizio prestati e in base all’ ultimo stipendio del dipendente pubblico, la norma che consente alle donne di andare in pensione cinque anni prima degli uomini ha anche un risvolto per loro negativo, considerato che le condanna a percepire una pensione inferiore. Ma al di là di queste considerazioni e al di là di quanto ci chiede l’ Europa sono dell’ idea che non si possa non essere d’ accordo con l’ equiparazione, anche in virtù del fatto che sono cambiati i tempi e i parametri di riferimento e che le donne ricercano oggi con impegno una realizzazione personale e sociale nel lavoro, mentre decenni fa tale realizzazione la si ricercava quasi esclusivamente nella famiglia. Oggi le donne vogliono essere mogli, madri e lavoratrici senza dover rinunciare alla soddisfazione che ognuno dei tre ruoli può dare. Ecco perché compito dello Stato è certamente quello di rimuovere un «privilegio», ma soprattutto quello di consentire, favorire e sostenere la scelta di chi vuol svolgere o è costretta a svolgere i tre ruoli. Non si può non tener conto, però, allo stesso tempo, che cinque anni in meno per le donne nel mondo del lavoro significano cinque anni in più di costi sociali e previdenziali per il Paese. Ed anche per questo motivo sono dell’ avviso che non ci si possa limitare all’ equiparazione dell’ età pensionabile senza pensare a una politica sociale che vada di pari passo e che tuteli la centralità della donna e della famiglia, in modo da accompagnare il mondo femminile nel proprio percorso offrendo maggiori opportunità di scelta. Il ministro Brunetta ha parlato di risparmi per 250 milioni annui dal momento in cui sarà realizzata pienamente l’ equiparazione. La mia proposta è che questi risparmi restino all’ interno del Welfare e siano destinati a un fondo dedicato a servizi per la donna, che soddisfi due ordini di esigenze. Il primo è favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera prevedendo misure a favore delle madri lavoratrici che seguano l’ esempio di quei Paesi europei, come ad esempio la Francia, dove esistono incentivi per i servizi, dal baby sitting a un part time che concilii meglio gli impegni delle lavoratrici madri, perché sono dell’ idea che la maternità non possa costituire un ostacolo all’ accesso o alla permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Il secondo, invece, è quello di prevedere un riconoscimento alle casalinghe sulle cui modalità si può discutere, analizzando le varie proposte che sono da tempo in campo (dallo stipendio per le casalinghe alla pensione per le madri che, per propria rispettabile scelta, decidono di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia). E questo perché, come ribadito in più occasioni, occorre da parte del governo un forte segnale d’ attenzione nei confronti di chi dedica la propria vita alla crescita dei figli e garantisce l’ unità del nucleo fondamentale della nostra società, svolgendo un lavoro socialmente importante e purtroppo sottovalutato troppo a lungo dalla politica e dalle istituzioni. Solo investendo a favore della famiglia, delle madri lavoratrici e delle casalinghe garantiremo concrete pari opportunità, altrimenti la decisione della Corte di Giustizia europea sarà per l’ Italia un atto burocratico e non l’ occasione per interrogarci su cosa fare a favore di chi oggi per mettere al mondo un italiano deve accollarsi l’ onere di un atto di eroismo.

    Carfagna Mara

    da corriere.it


  3. 14 dicembre 2009

    In California il ristorante per soli bebè

    NEWPORT BEACH (USA) – Al bar con mamma e papà. Solo che loro resteranno a bocca asciutta. Niente birra o
    aperitivi, al bar che ha aperto da poco a Newport Beach, in California, i veri clienti sono proprio i bebè, da zero a
    tre anni. Davanti al bancone c’è una fila di seggioloni colorati, rigorosamente di design. Mamma e papà leggono
    il menu, che comprende solo piatti preparati al momento, con verdura e frutta di stagione, e scelgono la portata.
    La barista ne porge un assaggio gratis e se il piccolo è soddisfatto, si ordina.
    MENU STAGIONALI - Si chiama «bebè bar», ma di fatto è un ristorante vero e proprio quello creato dal
    negozio di cucina e catering dedicato ai neonati «Pomme Bebè». Accanto al ristorante c’è anche una bebè lounge,
    una ludoteca dove giocare e organizzare feste di compleanno, naturalmente pranzo incluso. La fondatrice, Svetla
    Lazarova Kibota, è di origini bulgare. I menu, preparati dallo chef Laurent Brazier, variano a seconda della
    stagione. C’è la lista «basic», composta di puree di un solo alimento. Poi il «blend», che invece accosta due
    sapori. Ad esempio zucca e albicocche oppure uva passa con mela e ribes. Il «tot», il menu per i più grandi,
    introduce le carni bianche. Qui compare il «chicken chili» con pollo, lenticchie, olio d’oliva, carote, cipolla e
    cipollotto, sedano e fagioli. Poi ci sono le polpette di tacchino cotte al forno, con broccoli, uova, pan grattato e
    funghi. E anche il «tacchino alla bolognese», con il tacchino allevato a terra, pasta di riso, carota, pomodoro e
    cipolla. Il costo è uguale per tutte le portate. Quelle del basic costano 3,25 dollari. Per il secondo menu su
    spendono 3,75 dollari e per il menu «da grandi» 4.5.

    tratto da corriere.it


  4. Quando le mamme rientrano al lavoro

    Per molte donne il momento del rientro al lavoro dopo l’assenza per maternità costituisce una fase delicata e spesso molto faticosa. È difficile conciliare la propria vita di mamma con gli impegni e le scadenze professionali, spesso ci si sente isolate e quasi sopraffatte. In questi momenti è particolarmente importante non sentirsi sole, potersi confrontare con altre donne e poter contare su un sostegno adeguato.

    Per questo CNA Forlì-Cesena ha promosso in collaborazione con Ecipar un progetto formativo specificamente dedicato al reinserimento lavorativo dopo il congedo per

    maternità, che prenderà l’avvio il prossimo mercoledì. Il tema centrale sarà la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, intesa soprattutto come opportunità per la lavoratrice di ripensare la propria dimensione individuale e quella lavorativa. Si tratta di un lavoro radicale e impegnativo, che mette in discussione tutti gli ambiti della sua vita.

    Le parole chiave su cui verteranno gli incontri saranno appunto: ri-pensare, ri-organizzare, ri-motivare, ri-identificarsi. Si parlerà tra le altre cose del valore del supporto della rete familiare e sociale e degli aspetti relativi al riconoscersi nuovamente nel ruolo ricoperto fino ad alcuni mesi prima. Il progetto formativo si svilupperà attraverso tre modalità: ore di laboratorio, incontri con la consulente dott.ssa Rossella Lama e focus di gruppo.

    Tratto da : Romagnaoggi.it


  5. 3 novembre 2009

    Le mamme vogliono lavorare da casa

    Sembra proprio che uno dei più grandi desideri delle mamme sia lavorare a casa per poter conciliare gli impegni e la cura dei bambini, anche su Mammacheclub (il social network per le mamme) è uno degli argomenti “caldi” di cui si parla tanto nel bene e nel male. Purtroppo non è facile districarsi nella giungla di proposte che si trovano dappertutto sia online che offline ed il rischio è di sprecare tempo e soldi o peggio…

    Cerco di fare un po’ di chiarezza e di segnalare alcuni servizi utili per lavorare da casa e di capire cos’è il telelavoro, perché è una risorsa importantissima e a che punto siamo in Italia.

    Il “telelavoro” non è uno solo ma ci stanno dentro tanti tipi di lavoro e di possibilità:

    il tele-lavoro da casa è un lavoro dipendente ma realizzato mediante i collegamenti telematici che consentono il decentramento logistico dei lavoratori che lo svolgono
    il lavoro a domicilio è spesso al confine tra lavoro regolare e irregolare ed è quello più a rischio di sfruttamento e truffe anche se è chiaramente identificato e tutelato con la Legge n. 877 del 18 dicembre 1973 che, all’art. 1, definisce lavoratore a domicilio «chiunque, con vincolo di subordinazione, esegue nel proprio domicilio o in locale di cui abbia disponibilità, anche con l’aiuto accessorio di membri della sua famiglia conviventi e a carico, ma con esclusione di manodopera salariata e di apprendisti, lavoro retribuito per conto di uno o più imprenditori, utilizzando materie prime (o accessorie) e attrezzature proprie o dello stesso imprenditore, anche se fornite per il tramite di terzi».
    il lavoro free-lance o libero-professionale , cioè un lavoro libero-professionale svolto al proprio domicilio part-time o full-time, i free lance agiscono in veste di specialisti o di esperti, nel loro campo e sono professionisti piuttosto richiesti in moltissimi settori come quello giornalistico e di cui potete trovare un elenco piuttosto esaustivo sul sito www.lavorare-da-casa.info
    il lavoro imprenditoriale da casa è costituito da lavori artigianali, commerciali e di offerta servizi svolti al domicilio, l’inquadramento fiscale è identico a quello di qualsiasi altro imprenditore ma si limitano fortemente i costi fissi.
    Da quello che ho potuto vedere tra le mamme i più ambiti sono i primi tre tipi, con una netta prevalenza dei primi due, il problema è che il tele-lavoro dipendente in Italia è estremamente raro e, perlopiù, concentrato nelle pubbliche amministrazioni, mentre il lavoro a domicilio è quello più a rischio di truffe e sfruttamento ed è davvero un peccato perché concilierebbe le esigenze sia delle mamme che dell’ambiente e delle nostre città congestionate riducendo gli sprechi di energia, gli spostamenti, ecc. ecc.

    Online si trovano alcune risorse per capire meglio cosa e come fare per trovare delle opportunità serie, prima di tutto il social network per le mamme Mammacheclub di cui ho già parlato, un altro social network dedicato alle mamme che lavorano è Working Mothers Italy e che contiene al suo interno un sotto gruppo Web Working Mothers, invece Idee per Lavorare da Casa è una mailing list di “auto-aiuto” tra donne e mamme che cercano soluzioni per rendersi autonome con questo tipo di lavoro, un gruppo di scambio di idee ed esperienze assolutamente non “sponsorizzato” e libero e ultimi www.lavorare-da-casa.info e http://www.telelavorando.it/ due siti che racchiudono tantissime informazioni e da leggere attentamente se lavorare da casa è il vostro desiderio.

    articolo da Blogmamma.it


  6. 7 ottobre 2009

    Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza sul lavoro

    La Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza sul lavoro, lanciata in Italia il 5 ottobre 2009 (vedere evento) sulla scia del successo delle iniziative francese e tedesca (vedere Riferimento alle altre Carte della Diversità europee), è una dichiarazione di intenti, sottoscritta volontariamente da imprese di tutte le dimensioni, per la diffusione di una cultura aziendale e di politiche delle risorse umane inclusive, libere da discriminazioni e pregiudizi, capaci di valorizzare i talenti in tutta la loro diversità.
    Realizzare un ambiente di lavoro che assicuri a tutti pari opportunità e il riconoscimento di potenziale e competenze individuali, non rappresenta soltanto un atto di equità e coesione sociale, ma contribuisce anche alla competitività e al successo dell’impresa (vedere benefici di adesione alla Carta).
    La Carta fornisce un quadro di riferimento valoriale per guidare le imprese aderenti nella sua applicazione, contenendo non prescrizioni dettagliate ma pochi impegni programmatici basati su principi ed elementi chiave di efficaci programmi di cambiamento, sperimentati con successo dalle imprese impegnate da più tempo in materia (vedere Esempi di Buone Pratiche).
    La sua attuazione nel contesto aziendale e la definizione delle relative priorità è lasciata alle imprese aderenti, in funzione della loro situazione ed eventuali programmi già realizzati.
    Guidare con l’esempio è un elemento essenziale per il successo delle Carte, di conseguenza la imprese che abbiano realizzato iniziative e pratiche innovative sono invitate a segnalarle alla Segreteria organizzativa, che provvederà a valorizzarle sul sito. Inoltre la compilazione dello Strumento di auto-valutazione, oltre a servire internamente a monitorare i progressi, consentirà di fornire un rapporto annuale sulla Carta consolidando tutti i contributi ricevuti.
    L’iniziativa italiana della Carta viene portata avanti sulla base di una ampio consenso nel mondo delle imprese e delle istituzioni pubbliche (vedere Comitato Promotore della Carta)

  7. 1 ottobre 2009

    Lavoropermamme.it su Radiomamma

    Radiomamma.it ha scritto un bellissimo articolo su di noi potete leggerlo qui di seguito!!

    La sfida di Cristina: lavori part time e flessibili per le mamme

    Questa è una storia di attivismo che nasce come tante altre: per necessità, personale, di una mamma. Cristina, un passato da art director presso un’agenzia pubblicitaria e un presente da imprenditrice. Passato “prossimo”, intendiamoci: un anno fa, quando nasce la sua Costanza, Cristina capisce che i ritmi di vita e di lavoro tenuti fino a quel momento, e le priorità, non sono più le stesse. Che fare?

    L’ispirazione fuori dall’Italia
    “Sono partita con un’affannosa ricerca di lavori part time per me stessa”. Obiettivo, quello di moltissime neomamme: la conciliazione famiglia lavoro. “Il panorama italiano però era desolante”, spiega, “mentre all’estero ho scoperto una vasta offerta di impieghi flessibili e part time dedicati alle mamme”. Il salto verso l’imprenditorialità si rende quasi necessario: a maggio del 2009, Cristina lancia online il sitoLavoropermamme.it.

    Part time e orari flessibili
    Cosa propone? La risposta è semplice e innovativa al tempo stesso: incontro di domanda e offerta di lavori conciliabili con i ritmi di una mamma. “Impieghi part time, telelavoro, collaborazioni”, spiega Cristina. Svelando che i tipi di impiego che, in questo momento, più si offrono e si trovano sul sito sono telemarketing, stesura di contenuti per siti e portali e altre mansioni di tipo impiegatizio.

    Cristina è partita pubblicando online le offerte di lavoro di agenzie interinali e di società di ricerca del personale, ma da qualche tempo sono le aziende direttamente a scriverle. E le mamme che inviano il loro curriculum vitae e contatti. “Il servizio, per chi cerca e per chi offre, è gratuito”, precisa Cristina. “Io verifico personalmente che si tratti di opportunità e di contatti veri”.

    Anche le nonne in cerca di impiego
    “Molte mamme sono disposte a rinunciare a retribuzioni e mansioni dirigenziali per riuscire a seguire i bambini”, ha imparato Cristina. E il sogno del posto fisso? “Anche le collaborazioni occasionali possono offrire soddisfazione”. Lo dimostrano i messaggi delle molte utenti del sito – 9mila visite mensili al mese da tutta Italia – tra cui, a sorpresa, anche quello di una nonna che chiedeva lavori per le nonne.

    “Anche le aziende, soprattutto in tempo di crisi, forse dovrebbero ripensare alla loro forza lavoro e tenere conto di mamme, efficientissime, pronte a darsi da fare”.

    http://www.radiomamma.it/iniziative/lavoropermammeit


  8. 28 settembre 2009

    Il MomCamp va al lago!

    È ufficiale: nel corso della BlogFest 2009, a Riva del Garda, ci sarà lòa nuova edizione del Mom Camp.

    Come sempre, trovate tutte le informazioni sul sito, ma intanto vi riassumo brevemente.

    Quando: il 4 ottobre, dalle 10 alle 14.

    Dove: al Parco Lido, se il tempo sarà clemente; altrimenti all’interno del Palameeting di Riva del Garda.

    Questa volta ci sarà un tema: città a misura di bambino,viaggi, servizi – e perché no, anche prodotti - family friendly.

    Sicuramente abbiamo tutti una ricca esperienza in merito!!

    Mom Camp Riva del Garda 4 Ottobre 2009

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    blogstorming


  9. 21 settembre 2009

    WEB/ Mommyblogging: il volto materno della rete

    da ilsussidiario.net

    Anche le mamme sono cascate nella rete: le possibilità di incontrarsi sul web per scambiarsi consigli, opinioni, aiutarsi nella vita quotidiana e nell’impresa domestica di far crescere i propri figli spinge sempre più donne a partecipare ai blog dove incontrare virtualmente chi condivide la stessa esperienza.
    Avviene così che il fenomeno del mommyblogging inizia a proliferare anche in Italia con punte significative a Milano (3000 blog in tutta la penisola, 80 solo nel capoluogo lombardo). Il movimento delle mamme sul web ha raggiunto dimensioni tali da destare interesse nel mondo dell’editoria, dell’università e del cinema. Così a Milano l’università Bocconi, per esempio, sta realizzando una ricerca su mamme e informazione.
    Precorritrice nel campo dei blog realizzati dalle mamme italiane è Claudia De Lillo, 38 anni, giornalista finanziaria con due figli di cinque e due anni, autrice di nonsolomamma.com. Un successo in rete (si contano tremila contatti al giorno) che si è presto trasformato in un bestseller in libreria. Ora una casa di produzione cinematografica si sta interessando all’opzione sui diritti. Il fenomeno dilagante si spiega con il senso di sicurezza che genera, nelle mamme ai primi passi, la possibilità di confrontarsi con altre persone che condividono la stessa esperienza. Così, Costanza Cristianini scrive sulla home di theitalianmom.blogspot.com: “Meglio un blog oggi che un prozac domani”, mentre Lisa, autrice di lisa2007.splinder.com, ironizza sul fatto che “si ritrova sempre immersa in un caos primordiale”.
    E il legame via web diventa ancor più significativo nelle grandi città, come Milano, sentita come ostile da gran parte delle blogger. Per Valentina Aldrovandi, autrice di valewanda.blog.tiscali.it, 35 anni, avvocato d’azienda con tre figli, “i blog proliferano perché questa città non consente di coltivare rapporti fisici se si ha una famiglia”. Ma nei blog non ci si riconosce solo in quanto madri. “Mi sento parte di una comunità, essere blogger aggiunge un’altra dimensione all’essere mamma”: Michela Cella, 36 anni, ricercatrice in economia politica all’università Bicocca, due figli di tre anni e mezzo e un anno e mezzo, è autrice di babyccinoblog.com insieme con Courtney, che vive a Londra, con Esther, che sta ad Amsterdam, e con Emilie che abita a Parigi. Babyccino incrocia le esperienze di queste quattro mamme: “Ci siamo conosciute a Londra - spiega l’autrice milanese -. All’inizio il blog era una cosa tra noi, ma oggi abbiamo 700 lettrici al giorno”.

    La blogger Violi, invece, ha aperto il sito www.milanoperibambini.it che conta 14mila contatti al mese.

    Ancora di servizi si occupa www.milano20145.it di Paola De Agostini, 46 anni, giornalista-editor esperta di multimedialità. È  difficile dire quale sarà il futuro del mommyblogging. Cecilia Spanu, 41 anni, quattro figli dai 13 ai 5 anni, è una delle menti di “Fattore mamma” (www.fattoremamma.com), società di consulenza e marketing che collabora alla ricerca della Bocconi. “Le mamme - è l’analisi della Spanu - non vedono i blog come una possibile fonte di reddito. In alcuni casi il motivo è ideologico, in altri casi, invece, non c’è la consapevolezza delle potenzialità del fenomeno”. In pratica il mercato non si è ancora aperto alla pubblicità, cosa che, invece, è già successa negli Stati Uniti, dove i blog sono tra i centomila e i cinquecentomila.
    Per ora il mommyblogging all’italiana si destreggia tra business e offerta di servizi. Ma se con le nuove tecnologie i tempi cambiano anche per le mamme, resta uguale l’esigenza di trovare aiuto e sostegno in un momento così significativo.


  10. 17 settembre 2009

    Carfagna: «In arrivo un piano per la conciliazione»

    asilo-nido1 “Serve una rivoluzione culturale nelle relazioni tra il mondo del lavoro e quello femminile, una rivoluzione nelle pari opportunità” perché “il maggiore sviluppo economico passa attraverso il maggior coinvolgimento delle donne nel mercato del lavoro”. Così il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha anticipato questa mattina alcuni punti del piano per la conciliazione vita-lavoro delle donne, al quale sta lavorando con il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi e che sarà pronto “in tempi molto brevi”. Intervenuta in Campidoglio al convegno “Donne e lavoro: i successi delle Pari opportunita”, il Ministro ha ribadito che la partecipazione delle donne al mondo del lavoro “non è solo un fatto di giustizia e di equità sociale. Le donne che lavorano rappresentano un volano per la crescita del paese, soprattutto in questo periodo di crisi”. “Per questo”, ha spiegato Carfagna, “il Governo ha stanziato, attraverso il fondo a disposizione del mio ministero, 40 milioni di euro”: di questi, dieci milioni saranno destinati al finanziamento di voucher per asili nido e babysitter per le famiglie a basso reddito; albi comunali di badanti e babysitter che, dato il loro ruolo particolarmente delicato, dovranno essere provviste di adeguata professionalità; corsi di formazione per la nuova figura della tagesmutter, che darà vita agli asili nido condominiali già diffusi in Nord Europa. Sarà cura del Ministero del Welfare, invece, promuovere nuove formule di estensione del part time e di flessibilità degli orari di lavoro. “Bisogna invertire la tendenza attuale che vede sempre minor sostegno alle donne che lavorano”, ha concluso il Ministro, a partire dalle piccole e medie imprese, “per innescare la parità nel sistema economico-industriale più importante del Paese”. 15 settembre 2009 http://www.pariopportunita.gov.it
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