1. 22 gennaio 2010

    Donne, la parità atto eroico

    Solo investendo a favore della famiglia garantiremo vera uguaglianza

    Caro direttore, nei giorni scorsi si è molto discusso della decisione con cui il 13 novembre scorso la Corte di Giustizia europea ha sancito la violazione da parte dell’ Italia del Trattato comunitario in materia di parità di trattamento previdenziale tra uomini e donne. Nel nostro Paese, infatti, il regime pensionistico dei dipendenti pubblici stabilisce un’ età diversa, fissandola a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne. Si tratta di un vecchio retaggio che affonda le radici in un’ Italia socialmente ed economicamente diversa da quella odierna e che aveva come obiettivo quello di garantire una compensazione alle donne per il ruolo che svolgevano in famiglia. La sentenza richiamata sostiene che questa situazione crea una discriminazione a danno degli uomini, costretti a lavorare più delle donne, e chiede all’ Italia di adeguarsi. Ciò è sicuramente vero dal punto di vista teorico e da ministro chiamato a garantire pari opportunità a tutti e non solo alle donne non posso che dirmi d’ accordo ed apprezzare il lavoro che di concerto stanno portando avanti i ministri della Funzione pubblica, Renato Brunetta, delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, e del Welfare, Maurizio Sacconi, per adeguare l’ Italia alle richieste europee, ovviamente seguendo criteri flessibili e graduali. Sempre da ministro per le Pari opportunità non posso però sottacere che quando ci si trova di fronte ad una discriminazione a danno degli uomini c’ è sempre una Corte di Giustizia pronta ad intervenire tempestivamente, mentre quando ci si trova a contrastare discriminazioni a danno delle donne i luoghi per aver ragione sono pochi e i tempi lunghissimi. Ecco perché mi preme innanzitutto sottolineare che sarebbe auspicabile in futuro procedere con la stessa attenzione nel rimuovere gli ostacoli che ancora limitano la realizzazione della donna nel mondo del lavoro e nelle istituzioni. Tra l’ altro, visto che l’ importo dell’ assegno di previdenza in Italia viene calcolato sulla base degli anni di servizio prestati e in base all’ ultimo stipendio del dipendente pubblico, la norma che consente alle donne di andare in pensione cinque anni prima degli uomini ha anche un risvolto per loro negativo, considerato che le condanna a percepire una pensione inferiore. Ma al di là di queste considerazioni e al di là di quanto ci chiede l’ Europa sono dell’ idea che non si possa non essere d’ accordo con l’ equiparazione, anche in virtù del fatto che sono cambiati i tempi e i parametri di riferimento e che le donne ricercano oggi con impegno una realizzazione personale e sociale nel lavoro, mentre decenni fa tale realizzazione la si ricercava quasi esclusivamente nella famiglia. Oggi le donne vogliono essere mogli, madri e lavoratrici senza dover rinunciare alla soddisfazione che ognuno dei tre ruoli può dare. Ecco perché compito dello Stato è certamente quello di rimuovere un «privilegio», ma soprattutto quello di consentire, favorire e sostenere la scelta di chi vuol svolgere o è costretta a svolgere i tre ruoli. Non si può non tener conto, però, allo stesso tempo, che cinque anni in meno per le donne nel mondo del lavoro significano cinque anni in più di costi sociali e previdenziali per il Paese. Ed anche per questo motivo sono dell’ avviso che non ci si possa limitare all’ equiparazione dell’ età pensionabile senza pensare a una politica sociale che vada di pari passo e che tuteli la centralità della donna e della famiglia, in modo da accompagnare il mondo femminile nel proprio percorso offrendo maggiori opportunità di scelta. Il ministro Brunetta ha parlato di risparmi per 250 milioni annui dal momento in cui sarà realizzata pienamente l’ equiparazione. La mia proposta è che questi risparmi restino all’ interno del Welfare e siano destinati a un fondo dedicato a servizi per la donna, che soddisfi due ordini di esigenze. Il primo è favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera prevedendo misure a favore delle madri lavoratrici che seguano l’ esempio di quei Paesi europei, come ad esempio la Francia, dove esistono incentivi per i servizi, dal baby sitting a un part time che concilii meglio gli impegni delle lavoratrici madri, perché sono dell’ idea che la maternità non possa costituire un ostacolo all’ accesso o alla permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Il secondo, invece, è quello di prevedere un riconoscimento alle casalinghe sulle cui modalità si può discutere, analizzando le varie proposte che sono da tempo in campo (dallo stipendio per le casalinghe alla pensione per le madri che, per propria rispettabile scelta, decidono di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia). E questo perché, come ribadito in più occasioni, occorre da parte del governo un forte segnale d’ attenzione nei confronti di chi dedica la propria vita alla crescita dei figli e garantisce l’ unità del nucleo fondamentale della nostra società, svolgendo un lavoro socialmente importante e purtroppo sottovalutato troppo a lungo dalla politica e dalle istituzioni. Solo investendo a favore della famiglia, delle madri lavoratrici e delle casalinghe garantiremo concrete pari opportunità, altrimenti la decisione della Corte di Giustizia europea sarà per l’ Italia un atto burocratico e non l’ occasione per interrogarci su cosa fare a favore di chi oggi per mettere al mondo un italiano deve accollarsi l’ onere di un atto di eroismo.

    Carfagna Mara

    da corriere.it


  2. 14 dicembre 2009

    In California il ristorante per soli bebè

    NEWPORT BEACH (USA) – Al bar con mamma e papà. Solo che loro resteranno a bocca asciutta. Niente birra o
    aperitivi, al bar che ha aperto da poco a Newport Beach, in California, i veri clienti sono proprio i bebè, da zero a
    tre anni. Davanti al bancone c’è una fila di seggioloni colorati, rigorosamente di design. Mamma e papà leggono
    il menu, che comprende solo piatti preparati al momento, con verdura e frutta di stagione, e scelgono la portata.
    La barista ne porge un assaggio gratis e se il piccolo è soddisfatto, si ordina.
    MENU STAGIONALI - Si chiama «bebè bar», ma di fatto è un ristorante vero e proprio quello creato dal
    negozio di cucina e catering dedicato ai neonati «Pomme Bebè». Accanto al ristorante c’è anche una bebè lounge,
    una ludoteca dove giocare e organizzare feste di compleanno, naturalmente pranzo incluso. La fondatrice, Svetla
    Lazarova Kibota, è di origini bulgare. I menu, preparati dallo chef Laurent Brazier, variano a seconda della
    stagione. C’è la lista «basic», composta di puree di un solo alimento. Poi il «blend», che invece accosta due
    sapori. Ad esempio zucca e albicocche oppure uva passa con mela e ribes. Il «tot», il menu per i più grandi,
    introduce le carni bianche. Qui compare il «chicken chili» con pollo, lenticchie, olio d’oliva, carote, cipolla e
    cipollotto, sedano e fagioli. Poi ci sono le polpette di tacchino cotte al forno, con broccoli, uova, pan grattato e
    funghi. E anche il «tacchino alla bolognese», con il tacchino allevato a terra, pasta di riso, carota, pomodoro e
    cipolla. Il costo è uguale per tutte le portate. Quelle del basic costano 3,25 dollari. Per il secondo menu su
    spendono 3,75 dollari e per il menu «da grandi» 4.5.

    tratto da corriere.it


  3. 5 ottobre 2009

    Crisi, donne a sostegno della famiglia «E meno soldi per colf e baby sitter»

    Bilanci familiari «salvati» da 24 mila mamme. Sangalli: serve più assistenza

    MILANO - Le mamme che lavorano «salvano» 24 mila famiglie mi lanesi dalla povertà. E’ questa la conclusione a cui è giunta la Camera di Commercio di Milano con un’indagine sulla situazione delle famiglie di fronte alla crisi. Il rapporto Istat sulle forze di lavoro ha fatto notare nei giorni scorsi che nei primi sei mesi dell’an no a perdere il posto sono sta ti soprattutto gli uomini. E co sì lo stipendio di mogli e com pagne, anche se modesto, non serve più per arrotonda re ma ad acquistare lo stretto necessario. Milano-Italia: quello che succede sotto la Madonnina rappresenta la situazione di tutta la penisola. Tanto che le 24 mila famiglie milanesi so no solo una piccola quota dei 340 mila nuclei sostenuti dal le entrate rosa nel Paese.

    Conciliazione difficile - «In questo periodo sono particolarmente necessarie iniziative per consentire la conciliazione tra famiglia e la voro — incoraggia Carlo San galli, presidente della Camera di Commercio di Milano —. Per quanto ci riguarda trami te l’azienda speciale Forma per offriamo alle donne im prenditrici assistenza perso nalizzata, incentivi e forma zione ». La Camera di commer cio introduce il tema della conciliazione a ragion veduta. «Abbiamo intervistato un gruppo di imprenditrici mam me e un gruppo senza figli— raccontano in via Meravigli —. Le prime tagliano le spese per la famiglia molto più del le seconde (14% contro 3,5%). Registriamo anche una gene rale riduzione del ricorso agli aiuti domestici. In particola re, un’imprenditrice intervi stata su dieci torna a fare le pulizie di casa per risparmia re. Le colleghe senza figli, in vece, tagliano sulle collabora zioni domestiche «solo» nel 6 per cento dei casi».

    Mariti disoccupati - «Se il discorso vale per le donne che lavorano in pro prio figuriamoci per le dipen denti a basso reddito», si inse risce nel discorso Sabina Guancia, presidente dell’Asso ciazione per la famiglia della Cisl. «Quando il marito operaio è in cassa integrazione entra no in casa circa 400 euro in meno su uno stipendio da 1.200 euro. La busta paga del la moglie diventa cruciale», continua Guancia. E non sem pre il fatto che il marito sia a casa consente di risparmiare sul nido. «I lavori di cura di fatto sono ancora affidati alle donne. Spesso non basta un’emergenza per ribaltare i ruoli», registra Guancia.

    Colf disoccupate - All’Associazione per la fami glia arrivano donne straniere in cerca di lavoro come colf, baby sitter o badanti al ritmo di trenta-quaranta al giorno. «Una situazione preoccupan te e finora sconosciuta — commenta la presidente —. Il sospetto è che i numeri conte nuti della sanatoria che si è chiusa il 30 settembre (che consentiva la regolarizzazio ne dei collaboratori domestici in nero,ndr; ) siano dovuti an che alle difficoltà economiche delle famiglie. Molte hanno ri dotto le ore alla colf. Persino le badanti disposte ad assiste re un anziano giorno e notte a casa, fino a ieri richiestissi­me, cominciano ad avere diffi coltà a trovare lavoro». Mentre si rimettono a stira re e ai fornelli, le donne si fan no anche carico di quote di flessibilità sempre maggiori sul posto di lavoro. Secondo i rilevamenti dell’Osservatorio provinciale del Lavoro, le uni che forme contrattuali in cre scita sono quelle del lavoro a chiamata e dei contratti di col laborazione, più spesso riser vati alle donne. R

    Rita Querzé
    02 ottobre 2009

    da: corriere della sera