1. 6 ottobre 2009

    Niente di nuovo sotto il sole nell’articolo del Corriere, o forse si

    Per una volta “la logica di mercato” prevale su discriminazioni e pregiudizi nei confronti del lavoro femminile e non è solo una questione di salari più bassi. A che prezzo! Le donne difendono il posto di lavoro meglio degli uomini, l’occupazione femminile è calata solo dello 0,7% a fronte di un calo del 2,2% di quella maschile, ma solo perché le donne sono disposte ad una maggiore flessibilità che si traduce in lavori meno qualificati e ovviamente meno retribuiti (il part time infatti  è pressoché inesistente tra i dirigenti).

    Senza poi pensare al nostro Sud dove, dai dati Istat si evince che invece le donne vengono semplicemente espulse dal mercato del lavoro e non risulta “premiante” nemmeno avere delle qualifiche più basse.Nel particolare momento economico che ci troviamo a vivere, questo tipo di flessibilità probabilmente non aiuta a valorizzare i meriti e favorire la conciliazione; e questo purtroppo vale sia per le donne che per gli uomini.

    Il mercato del lavoro richiede nuove regole, maggiore flessibilità e non è un caso che i lavori part time siano in forte crescita e le donne siano le prime ad adattarsi.

    Sarebbe necessaria una nuova normativa sul lavoro flessibile, con maggiori incentivazioni fiscali che aiutino a far emergere dal sommerso un precariato sempre più diffuso anche su professionalità elevate.

    Non solo part time, ma tempi flessibili, banche del tempo, job-sharing tra più lavoratori, telelavoro, oltre ad una “rivoluzione culturale”per cui anche da parte dell’uomo si accettino attività flessibili, invertendo la tradizionale divisione dei ruoli.

    Questo migliorerebbe anche la conciliazione consentendo anche ai padri di passare più tempo in famiglia.

    Parlando di merito, ancora una volta Manageritalia, propone delle azioni concrete non solo volte a valorizzare le competenze delle persone ma soprattutto a costruire un clima di fiducia nel mondo del lavoro, motivare le risorse, aumentare la produttività delle aziende fornendo così una spinta alla competitività dell’intero Paese.

    da Donne Manager manageritalia.it

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  2. 17 settembre 2009

    Carfagna: «In arrivo un piano per la conciliazione»

    asilo-nido1 “Serve una rivoluzione culturale nelle relazioni tra il mondo del lavoro e quello femminile, una rivoluzione nelle pari opportunità” perché “il maggiore sviluppo economico passa attraverso il maggior coinvolgimento delle donne nel mercato del lavoro”. Così il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha anticipato questa mattina alcuni punti del piano per la conciliazione vita-lavoro delle donne, al quale sta lavorando con il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi e che sarà pronto “in tempi molto brevi”. Intervenuta in Campidoglio al convegno “Donne e lavoro: i successi delle Pari opportunita”, il Ministro ha ribadito che la partecipazione delle donne al mondo del lavoro “non è solo un fatto di giustizia e di equità sociale. Le donne che lavorano rappresentano un volano per la crescita del paese, soprattutto in questo periodo di crisi”. “Per questo”, ha spiegato Carfagna, “il Governo ha stanziato, attraverso il fondo a disposizione del mio ministero, 40 milioni di euro”: di questi, dieci milioni saranno destinati al finanziamento di voucher per asili nido e babysitter per le famiglie a basso reddito; albi comunali di badanti e babysitter che, dato il loro ruolo particolarmente delicato, dovranno essere provviste di adeguata professionalità; corsi di formazione per la nuova figura della tagesmutter, che darà vita agli asili nido condominiali già diffusi in Nord Europa. Sarà cura del Ministero del Welfare, invece, promuovere nuove formule di estensione del part time e di flessibilità degli orari di lavoro. “Bisogna invertire la tendenza attuale che vede sempre minor sostegno alle donne che lavorano”, ha concluso il Ministro, a partire dalle piccole e medie imprese, “per innescare la parità nel sistema economico-industriale più importante del Paese”. 15 settembre 2009 http://www.pariopportunita.gov.it
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  3. 23 giugno 2009

    FLEXITIME

    Da “D”, 15-3-2008, p. 123 (estratto da mammeprecarie.blogspot.com)

    Molte imprese straniere hanno applicato, beneficiandone, la vera flessibilità lavorativa, mentre in Italia gli uffici vanno riempiti ad orari fisse e la flessibilità viene elargita come favore personale al singolo o utilizzata come sfruttamento.
    Per esempio, British Telecom in Gran Bretagna, su 106mila dipendenti, 80mila lavorano da casa o con orari non standard: i teleworker producono il 30% in più.
    Alla Walter de Gruyer Publishers tedesca, non viene effettuato nessun controllo sui tempi di lavoro, soltanto il rispetto delle scadenze dei progetti.
    Alla Rmsi Geospatial Information, indiana, vengono prese molte iniziative per equilibrare attività professionale ed impegni personali, mettendo a punto continuamente i carichi di lavoro. Si può lavorare da casa o con orari dirotti, ma è anche a disposizione un tuttofare per le incombenze private (pratiche in banca e alla posta, appuntamenti con l’idraulico eccetera), disponibile il giorno stesso della richiesta.
    Lo spagnolo Grupo Lacera non organizza mai riunioni dopo le 5 e lascia tutti liberi il venerdì pomeriggio. Esiste una “borsa del tempo” con un monte ore mensili, grazie a cui ridurre l’orario quando serve.
    L’irlandese Allied Irish Bank ha 1.800 lavoratori che usufruiscono del job sharing, dell’orario personalizzato (da 14 a 31 ore settimanali) o i congedi (career break) di almeno 6 mesi.
    In tutte queste imprese il fatturato cresce costantemente, la rotazione del personale e l’assenteismo diminuiscono.